La leggenda sulle origini di Tuenetto

Nel bosco di noccioli che digrada verso la valle di Mollaro, a ponente dell’abitato di Tuenetto, in località Campi Longhi, si apre una cavità naturale scavata nel fianco del ripido pendio. Il luogo è chiamato bosc’ del Milio, dal nome dell'antico proprietario. Si tratta di una grotticella di piccole dimensioni, che si ritiene un tempo fosse molto più ampia.
La gente di Tuenetto la chiama «tana del Minòt», dove minòt, nella parlata nonesa, è il diminutivo di min, termine infantile che significa gatto. Nessuno tra gli intervistati del paese sa però fornire una spiegazione precisa di questo nome. Nondimeno, tutti ricordano che molti anni fa la tana del Minòt sarebbe stata abitata.

Come spesso accade nelle leggende, anche quella della tana del Minòt contiene qualche elemento storicamente plausibile. In questo caso si tratta del legame tra la famiglia dei notai di Tuenetto e la casata dei Thun, documentato da Paolo Odorizzi nel suo studio La Val di Non e i suoi misteri (consultabile sul sito www.Dermulo.it), dove si legge: «Essi [i notai residenti a Tuenetto] furono per sei generazioni al servizio dei de Tono e alla fine si imparentarono con loro attorno al 1383 grazie al matrimonio fra il notaio Ottone I e Sofia, figlia di Simeone II de Tono. Questa schiatta di notai fu spazzata via dalla peste del 1439.

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L'impervio bós-c' del Milio

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La tana del Minòt

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La tana del Minòt
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Or fanno molti secoli, la vita a Tuenetto scorreva paziente. La gente viveva poveramente coltivando l’orto e il campo, cavando appena quanto bastava per non morire di fame.
Fino al giorno nel quale un uomo che ancora possedeva la pienezza della forze si ammalò e morì; sulle prime nessuno se ne curò. Era purtroppo consueto che qualcuno se ne andasse in cielo anche se era in giovane età.
Sennonchè nei giorni successivi sempre più persone, giovani e vecchi, cominciarono a presentare gli stessi sintomi di un morbo misterioso e nel giro di poche ore davano l'ultimo respiro. Una giovane ragazza umile, ma assai intelligente, dopo che aveva perso il papà, la mamma e i fratelli, miracolosamente risparmiata dal morbo, fuggì da Tuenetto e si rifugiò nella grotta che era nel bosco. Quel luogo lei lo conosceva molto bene perché ci andava spesso con la sua capretta a pascolare.
La ragazza pur essendo di corporatura esile, allo stesso tempo era energica, i suoi lunghi capelli neri le incorniciavano il bel viso e anche se viveva in una spelonca riusciva a mantenersi d'aspetto gradevole. Con la fedele bestiola a tenerle compagnia abitò in quel freddo e oscuro antro vivendo del latte della sua capretta e dei frutti del bosco. Aveva sempre il cuore pieno di tristezza perché comprese ben presto di essere l’unica superstite del flagello della peste a Tuenetto.
Trascorso qualche tempo, in una calda giornata d’estate, un tal Melchiore, palafreniere del nobile signore Thun di Castel Brughiero, passò nei pressi della caverna. Ed ecco saltar fuori da un cespuglio la bella giovinetta e il prestante cavaliere se ne innamorò a prima vista.
«Mi considerate degno di essere vostro sposo?» chiese il giovane alla fanciulla. «Oh, sì, sì» rispose al colmo della felicità la ragazzetta.
Alla festa di nozze furono invitati i pochi parenti e amici risparmiati dalla peste: i nobili signori della casata Thun di Castel Brugherio che tenevano il loro scudiero in grande stima, benedirono quell’unione.
Insieme Melchiore e la sua adorata sposa, passato il pericolo della pestilenza, diedero nuova vita al paese di Tuenetto. Ebbero cinque figli maschi sani e vigorosi che allevarono con ogni cura e quando furono diventati giovanotti a ciascuno vollero assegnare loro una casa.
Ecco perchè nel paesetto il cognome predominante è Melchiori e si compone di cinque casoni.

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Il Minòt nella fantasia di un bambino

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Castel Bragher in una vecchia stampa

Bibliografia:
V.Inama – Storia delle Valli di Non e di Sole nel Trentino – 1988
G.B.Menapace – Malgolo nella Pieve di Torra – 1890
J.A.Maffei – Periodi istorici e topografia delle Valli di Non e Sole – 1805
C. Ausserer – Le famiglie nobili nelle valli del Noce – 1985
E. Quaresima - Vocabolario anaunico e solandro - 1964
P. Odorizzi - La valle di Non e i suoi misteri in Dermulo.it