I pompieri della Pieve
Responsive image

I pompieri della Pieve di Torra in una foto del 1932

La tradizione Pompieristica Volontaria è molto radicata nel trentino, affondando le origini nell’epoca dell’Impero Austroungarico. Il passaggio fondamentale si ebbe il 1° gennaio 1853, quando l’Imperial Regia Reggenza del Tirolo italiano emanò il Regolamento contro gli incendi per i comuni del Circolo. Si trattò del primo provvedimento normativo ufficiale volto a strutturare in modo organico la lotta contro gli incen-di, prevedendo che ogni comune si dotasse di un Corpo di Vigili del Fuoco volontari adeguato per dimen-sioni e caratteristiche del proprio circondario.
È del 26 giugno 1898 l’adozione dello statuto del Consorzio Corpo Pompieri della Pieve di Torra, che riuniva in un unico gruppo le frazioni di Torra, Vion, Mollaro e Tuenetto.

Un carro antincendio a traino animale con pompa a mano del 1898, in dotazione ai pompieri dei paesi di Mollaro, Torra, Tuenetto, Vion, è esposto nel museo della caserma dei VV.FF di Taio.


Successivamente, in osservanza al decreto prefettizio del 9 giugno 1925, i consigli comunali di Torra, Tue-netto, Mollaro e Vion deliberarono all’unanimità lo scioglimento del consorzio della Pieve per confluire nel Corpo dei Pompieri del nascente Comune di Taio. Questa forma organizzativa su base comunale fu mantenuta fino al 1935, quando il governo fascista, con il Decreto Legge 10 ottobre 1935, n. 2472, istituì l’Ispettorato Centrale Pompieri alle dipendenze del Mini-stero dell’Interno, centralizzando il controllo del servizio antincendi, permanendo tuttavia attivi i corpi comunali.

Con la fine della Seconda Guerra Mondiale e in seguito agli Accordi De Gasperi-Gruber, il Trentino-Alto Adige ottenne lo status di regione autonoma, con due province autonome: Trento e Bolzano. Grazie allo Statuto di Autonomia e alla competenza legislativa a esso affidata, la gestione del servizio antincendi pas-sò integralmente alla Regione, secondo quanto stabilito dalla Legge 20 agosto 1954, n. 24. Un’ulteriore evoluzione si ebbe con la Legge Regionale 2 settembre 1978, n. 17, che definì l’Ordinamento del servizio antincendi e delegò le relative funzioni alle Province autonome. Il servizio antincendi della Pro-vincia autonoma di Trento venne così inserito nel Dipartimento della Protezione Civile Provinciale.

L’organizzazione attuale, prevede che i Corpi comunali dei Vigili del Fuoco volontari della Provincia autonoma di Trento siano strutturati, a livello amministrativo, in 13 Unioni Distrettuali, suddivise per aree geografiche:

• Cles (18 corpi, 432 vigili in servizio attivo)
• Fassa
• Fiemme
• Primiero
• Valsugana e Tesino
• Pergine Valsugana
• Vallagarina
• Giudicarie
• Val di Sole
• Alto Garda e Ledro
• Mezzolombardo
• Trento
• Fondo



Questa articolata organizzazione territoriale testimonia la forza e la continuità di un modello di protezione civile partecipata, basato sul volontariato e su un profondo legame con la comunità locale, che da oltre un secolo costituisce un punto di riferimento per la sicurezza del territorio trentino.



11 luglio 2001 ore 00:27

Responsive image

L'impressionante scenario delle fiamme che divorano gli imballaggi di plastica

Erano trascorsi 27 minuti dalla mezzanotte del 11 luglio 2001 quando alla Centrale operativa del 115 di Trento arrivò una segnalazione di incendio presso il magazzino Cocea di Taio. Dopo pochissimi minuti, dalla vicina caserma dei Vigili del Fuoco di Taio, partì la prima autobotte; i primi volontari osservarono con sgomento le gigantesche proporzioni dell’incendio e il comandante del Corpo dei pompieri, Giuliano Chini, chiese immediatamente i rinforzi. Via radio si diramò l’allarme a tutti i Corpi dei Vigili del Fuoco della Valle e della vallate vicine. Intervenne una squadra di vigili del Fuoco permanenti di Trento con una moderna auto piattaforma del tipo “Snorkel” per affrontare l’incendio oltre che dal basso anche dall’alto. Mentre stavano ardendo ottantamila cassoni in plastica, il vento spingeva inesorabilmente le fiamme verso il magazzino; nulla sembrava arrestare il disastro. I tecnici comunali, gli operai dei consorzi irrigui con i pompieri canalizzarono tutta l’acqua disponibile alla Cocea. Fu utilizzata l’acqua del torrente che scorre vicino al luogo dell’ incendio. Dai cassoni altamente infiammabili, le vampe si propagarono alla muratura del fabbricato, contemporaneamente all’interno i Vigili muniti di protettori cercarono di impedire l’avanzata del rogo. Nelle prime ore del mattino si poté bloccare l’avanzamento del fuoco mediante un muro tagliafuoco posizionato all’interno della struttura. Da questo momento l’incendio, combattuto da più fronti, cominciò a smorzarsi lentamente fino a spegnersi verso mezzogiorno dopo 12 ore di duro lavoro da parte di 600 vigili del fuoco 28 dei quali del corpo volontario di Taio. Furono impiegati 15 chilometri di manichette, 3 autoscale, 22 autobotti, 30 motopompe, 3 ambulanze, 3 pattuglie dei Carabinieri e un numero imprecisato di tecnici comunali, della Ferrovia Trento-Malè e dei consorzi irrigui oltre al personale del magazzino Cocea.

Dalle parole del Comandante Giuliano Chini l’amara constatazione del desolante spettacolo alla fine dell’intervento:

“La desolazione che una mano criminale ha causato è immane. Centinaia di uomini questa notte, adempiendo ad un obbligo che volontariamente si sono assunti, hanno messo a repentaglio la propria incolumità a causa di un uomo che per motivi ancora sconosciuti ha appiccato il fuoco colpendo un bene simbolo della laboriosità e cooperazione della nostra gente…”



GUARDA IL VIDEO




Responsive image

I devastanti effetti dell'incendio

Responsive image

Il comandante dei Vigili del Fuoco di Taio Giuliano Chini