Il teatro dell'accaduto
Tra le polverose e consunte carte ritrovate in una casa in ristrutturazione, è venuto alla luce un appunto scritto a mano che riferisce di un tragico fatto accaduto a Mollaro nell'agosto del 1918. Il tempo ha sbiadito a tal punto l’inchiostro da renderne la lettura quasi impraticabile, tuttavia con l'ausilio della moderna tecnologia alla fine ciò è stato possibile. Dell'accaduto - per quanto si sappia - rimane solo questo foglio steso da un ignoto testimone e un'appunto del professor Iginio Conci, attento testimone della microstoria di Mollaro e dei paesi vicini.
Il professor Iginio Conci, in una delle sue memorie, indica l’anno 1917; la carta reperita riporta invece la data del 1918.
Il signor Felice Widman, direttore della Miniera San Romedio, perì tragicamente mercoledì 21 agosto 1918 a seguito di un incidente stradale. Poiché di questa persona s’è ormai perduta ogni memoria, una ricerca nella banca dati Nati in Trentino, ha prodotto le seguenti notizie sulle sue origini. Felice fu Giovanni e Maddalena Betta nato a Coredo il 3 ottobre 1882 coniugato con Edvige Neuner dalla quale ebbe i figlioli Ida, Adolfo, Giuseppe e Anna. Una carta d’archivio del 1915 lo definisce impresario di costruzioni in Mollaro. Iginio Conci lo presenta come "un certo Widman". Dalla lettura della carta sciupata, giunta fino a noi, si potrebbe dire quasi miracolosamente, emerge come Felice Widman dovesse essere una persona stimata e benvoluta da tutti. Il 9 giugno 1918, poche settimane prima dell’infortunio che gli costò la vita, il signor Felice donò alla popolazione di Mollaro una statua, benedetta nel corso di una cerimonia molto partecipata. Di questa scultura, verosimilmente a soggetto sacro, non si hanno tuttavia altre notizie. Sulla dinamica dell’incidente disponiamo unicamente della testimonianza del professor Conci, il quale riferisce che l’autocarro condotto da Widmann, diretto alla stazione del tram e giunto all’ingresso dell’abitato di Mollaro, si sarebbe capovolto, forse a causa dell’imperizia del conducente, in corrispondenza del Vignal dei Taiti, un podere che digrada ripidamente verso est nella valle della Panarotta (Rio di Mollaro). Nell’incidente Widmann perse la vita; nello stesso sinistro un certo Muto di Segno, che viaggiava a bordo del veicolo, riportò la frattura di una gamba. La calligrafia non proprio elegante e lo stile cronachistico dello scritto fa pensare ad una notizia destinata ad un giornale. Un'altra possibilità, dato che lo scritto è a nome della popolazione di Mollaro, porta a pensare che si tratti di una lettera pubblica di condoglianze alla famiglia o anche il promemoria per un discorso ufficiale. A parte questi interrogativi che difficilmente potranno avere risposta, questo fatto doloroso deve aver destato grande commozione nella gente di tutta la Pieve. Il contenuto dello scritto
Triste caso! Il giorno 9 giugno [1918] si festeggiava in Mollaro una vaga solennità per la benedizione d’una statua regalata al paese dal signor Felice Widmann. Prese anche parte alla cara festicciola la famiglia dello stesso, cioè la sposa e quattro teneri bimbi, tutti gaudenti nell’osservare la gioia suscitata in paese da tal dono. Fu sempre ammirabile la serena armonia di quella cara famiglia dove i genitori non vivevano che per i loro bambini tanto docili e promettenti. Ma purtroppo il dolore, questo maestro supremo e indivisibile dall’esistenza umana vuol estendere ovunque il suo triste dominio; ed in modo terribilmente crudo per la povera famiglia Widmann che il giorno 21 agosto fu orbata dell’amato [illeggibile] perito in seguito al capovolgersi dell’auto che dalla Miniera di Tuenetto, della quale dirigeva il lavoro, lo doveva condurre alla stazione di Mollaro. Non è da descriversi l’impressione immensa che destò quella lugubre scossa in Mollaro e in tutti i paesi circostanti dove ovunque era nota la grande bontà e generosità d’animo del povero signore così crudamente involato all’affetto e alla stima universale. Un nostro fervido sentimento di compianto vada alla sua diletta compagna e ai suoi bimbi, troppo presto privi di tanto amore; il nostro divin Cuore frutto della generosità del loro caro estinto li guardi [illeggibile], e donerà pace all’anima di lui, ciò che noi tutti imploriamo. La popolazione di Mollaro ― 31 agosto 1918
La vecchia carta che racconta del tragico incidente
Nota del professor Conci