Anna Portolan da Tos detta Thuenetta

Bibliografia:
C. Bertolini – La stupenda inquisizione d'Anaunia – 1990
A. Bertoluzza – Le zobiane e il Martinello – 1998

Le vicende storiche relative all’inquisizione in valle di Non nel XVII secolo sono ben illustrate dal volume di Claudia Bertolini dal titolo LA STUPENDA INQUISIZIONE D’ANAUNIA, edito da U.C.T. Edizioni. In questo libro è descritta anche la vicenda di Anna Portolana di Tos detta la Thuenetta.
Fra il 1614 e il 1615 dieci persone furono giustiziate sui roghi predisposti sulla piazza antistante il Palazzo Nero a Coredo. Nei secoli di cui si parla, le credenze popolari e le superstizioni, trovavano terreno fecondo nella povertà persistente, nell’ignoranza, nella paura. Le pratiche magiche per prevenire le malattie, sia degli uomini che degli animali, i decessi prematuri, le calamità atmosferiche, erano tollerate dalle autorità, ma quando cambiò il clima culturale questo portò ad identificare la malasorte in possibili colpevoli, quasi sempre donne, e comunque persone emarginate dalla comunità. La magia popolare diventò eresia e così molti furono accusati di essere “strìe” o “strioni”.

Nel 1611 il Principe Vescovo di Trento Carlo Gaudenzio Madruzzo nominò un tribunale inquisitorio con il compito di condurre un’indagine molto attenta spostandosi in varie pievi della Valle di Non (Tassullo, Cles, Varollo, Dambel, Romeno, Sanzeno e Denno), per raccogliere ogni deposizione per istruire il processo. Sede principale e punto di riferimento di questo tribunale fu, come detto, il Palazzo Assessorile chiamato anche Palazzo Nero a Coredo. Il lavoro della speciale commissione ebbe inizio il 7 dicembre 1611 a Castel Nanno nella pieve di Tassullo e durò fino al 2 settembre 1612. Primo inquisitore il laico Gabriele Barbi Assessore delle Valli che risiedeva appunto nel Palazzo Nero. I primi arresti avvennero nel novembre del 1613 e le persone indicate come malefiche, ovvero “strìe”, sono tutte donne. Esse sono Maria detta la Pillona, Caterina detta la Castellana, Maria detta la Grill, Agata detta la Gadenta, Barbara detta la Burata ed infine Anna detta la Tuenetta.

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L'austero Palazzo Nero a Coredo

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Stregonerie

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Il cardinale Carlo Gaudenzio Madruzzo

La Thuenetta
Anna detta la Tuenetta al momento dell’arresto avvenuto il 29 novembre 1613 era vedova ed aveva un figlio di nome Tomé. Fu accusata di stregoneria da una certa Barbara detta la Burata che parlando di lei dichiarò: “…haveva all’hora et per avanti molti anni hautto fama in Thos d’essere una striga” e per ciò fu condotta nel Castello di Coredo per essere interrogata. Anna risultò essere una guaritrice esperta e confessò di aver appreso da Maria di Tavon moglie di Endrigo Rigoti e madre del Limoz, marito della Grill a guarire un bambino malato con la terra di tre campi diversi che deve esser messa nella culla accanto all’infante con un coltello col manico d’osso. Inoltre dice di saper sanare el mal del cavo, el mal de la manara, e el mal del slach. Anna spiega pure come si guariscono queste malattie e soprattutto contribuisce a incriminare Maria detta la Grill. A sua volta la Thuenetta alla serie di domande che le furono rivolte, attribuì ad altre “streghe” le fatture operate nei confronti di varie persone. Dopo l’interrogatorio fu condotta nel carcere, ma vi rimase pochi giorni perché il 3 dicembre 1613 suo figlio Tomè chiese il suo rilascio dietro pagamento di idonea cauzione. Dopo un mese circa dal pagamento della cauzione per la sua liberazione, nel gennaio 1614 la Thuenetta venne nuovamente invitata a comparire davanti al giudice a Coredo, ma di questa inchiesta non è rimasto nulla e non si sa come finì la storia.

Perchè Thuenetta?
Viene da chiedersi perché Anna abbia avuto l’appellativo di Thuenetta come risulta dagli atti del processo (Piergiogio Comai legge Usuenetta da Usos). È lecito arguire che esso derivi da Tuenetto. In primo luogo perché scorrendo i verbali di quell’udienza si legge che alla domanda se sapesse dell’esistenza di streghe a Tuenetto, Anna risponde: “Signor no che non so ch’a Thuenet vi sia alcuna strìa”. Perché formulare la domanda così precisa se non per il fatto che ella provenisse proprio da quel villaggio? Da qui la nostra convinzione che Anna, con ogni probabilità andata in sposa ad un certo Portolan di Toss, fosse originaria di Tuenetto.
Per scongiurare l’ipotesi che l’epiteto possa riferirsi a Tuenno anziche Tuenetto, si porta a prova ancora proprio il volume di Claudia Bertolini che a pagina 108 riporta l’elenco delle donne indiziate nel processo. La lista consta di 122 nominativi con il relativo paese di appartenenza e tra di esse nessuna indiziata risulta essere di Tuenno e con questo riteniamo di poter escludere che possa esserci un equivoco sul paese. Peraltro la stessa opera non riporta nessun tuennese nemmeno tra gli indiziati maschi.

Concludiamo senza alcuna presunzione, che la Thuenetta citata nel manoscritto 618 conservato nell'Archivio della Biblioteca comunale di Trento, possa essere considerata con verosimiglianza un'antenata di Tuenetto.

Piccola appendice
Dopo aver esposto il caso della strìa Thuenetta, è curioso notare come la filastrocca composta da un paesano* in anni più recenti e che sotto riportiamo, faccia riferimento proprio alle streghe per canzonare le ragazze di Tuenetto che dimostravano la loro attenzione per i forestieri trascurando gli inviti dei paesani. Forse una reminiscenza della celebre Thuenetta? Chissà.

Stregoneria settimanale di Tuenetto

Le ragazze di Tuenetto son fatte così,
passano per strada, e non ci dicon neanche buondì.

Badate care ragazze, che così non potrà andare,
da qui in avanti vita dovrete cangiare.

Sapete qual è il vostro dovere?
È quello di mettervi alla porta aspettando il forestiere!

La ragazza di Tuenetto va in chiesa e prega,
si crede di essere un angelo, ma è una strega!

La strega, come si capisce,
è un animale che morde forte e più non guarisce.

E con tutti i suoi sollazzi,
induce i giovanotti a diventar pazzi!

E voi poveri ragazzi, che simpatia avete per queste?
State lontani da quelle maledette “veste”!

Vestite di pece per distruggere la razza,
andrebbero bruciate in mezzo alla piazza!

* La filastrocca è stata composta da Giorgio Ermanno Melchiori dei Ròchi (1910-1942)