Sdegno globale, leader in allarme, vertice interreligioso straordinario: la cancellazione della storica rimela scuote la comunità internazionale.
TUENETTO, 16 febbraio 2026 — Furiose, ormai incontenibili polemiche, alimentate da tutta la stampa nazionale, internazionale e da un numero crescente di commentatori
improvvisati, costituiscono il seguito esplosivo del Ciarneval de Tuenet edizione 2026.
Al centro della bufera che ha travolto il Comitato organizzatore, l’aver omesso, cancellato, di fatto vaporizzato dal programma il celeberrimo motto della carnevalata
di Tuenetto:
“Magnàn e bevén tuti contènti / ancia chei che è senza dènti!”
A far deflagrare il caso, uno degli storici promotori del carnevale, Melchiori Alberto, ormai fuori scena per raggiunti, e da tempo celebrati, limiti di età, il quale,
noto cultore delle rimèle, ha denunciato la gravissima, imperdonabile, intollerabile cancellazione di quello che da tempo immemorabile rappresenta il marchio identitario
della tradizionale pagliacciata tuenettense.
Alla rimela è seguita una presa di posizione definita “insolitamente netta” del
Presidente della Repubblica, che con toni descritti dagli osservatori come sismici ha
richiamato gli organizzatori a mantenere il carnevale entro i binari della tradizione, ricordando come l’evento sia ormai considerato, almeno in alcuni ambienti, un
caposaldo della cultura mondiale, in procinto di essere proclamato patrimonio dell'umanità.
Non meno significativa la reazione del
capo del Governo, solitamente misurato, che attraverso la convocazione dell’intero mondo dell’informazione, ha espresso profondo
rammarico, parlando apertamente di “oltraggio al patrimonio simbolico collettivo”. Per una volta unite, tutte le forze politiche hanno manifestato sentimenti di sentito
risentimento, diffusa costernazione e allarme culturale per quella che viene definita una grave offesa al piccolo, ma sempre più centrale, villaggio di Tuenetto.
È intervenuta anche la
Santa Sede: il Papa ha convocato rappresentanti delle religioni, vertici dei dicasteri vaticani e la CEI per un documento congiunto di ferma
condanna, gesto che fonti vicine agli ambienti ecclesiastici definiscono “eccezionale”.
Nel frattempo, cortei di protesta con numeri in costante crescita, centinaia di migliaia secondo gli organizzatori, cifre “difficili da stimare” secondo gli osservatori,
sono scesi in strada in diverse capitali europee e mondiali.
Mercati nervosi, editoriali fiume, talk show straordinari, analisti convocati d’urgenza e storici chiamati a contestualizzare l’incontestualizzabile: il caso Tuenetto
domina il dibattito pubblico.
Resta ora la domanda che attraversa commentatori, istituzioni e semplici cittadini: basterà questo clamore a garantire che uno sfregio simile non accada mai più?
Lo vedremo.
Chi vivrà, vedrà.
Penne, grostoi e fantasia!
Nel piccolo paese di Tuenetto il tradizionale Carnevale che si è ripetuto domenica 15 febbraio 2026, ha riunito praticamente tutta la comunità in una giornata serena, appena
accarezzata da un vento leggero che faceva svolazzare coriandoli e mantelli colorati.
Nell’accogliente casa sociale sono stati serviti 150 pasti: un grande pentolone con 15 chili di penne al ragù fumanti e 150 hamburger sfornati senza sosta hanno soddisfatto
grandi e piccoli. A chiudere il pranzo, 6 chili di grostoi, fragranti e zuccherati, sono andati a ruba nel giro di pochi minuti.
Protagoniste assolute le mascherine dei bambini: piccoli Harry Potter con la bacchetta alzata contro il vento, cow boy con cappelli troppo grandi, fatine dalle ali
scintillanti e instancabili Uomini Ragno arrampicati su ogni muretto disponibile. Tra risate, tombolate con decine di premi e qualche scherzo in dialetto, il Carnevale ha
trasformato per un giorno il minuscolo paese in un luogo festoso e vivace, dove ognuno, almeno per qualche ora, ha potuto indossare i panni di qualcun altro.
Carnevale, sì col botto, ma senza motto!
Nel paese di Tuenetto il carnevale
è diventato ormai tradizionale.
Ricchi e poveri, gentiluomini e plebei
nell’anno del Signore duemilaventisei
di domenica il quindici a febbraio
nella sociale casa sembrava un vespaio.
Quindici chili di pasta nel pentolone,
centocinquanta furon le polpettone.
Sei chili di dolci grostoi a fine pranzo,
e, che strano, non vi fu nessun avanzo!
Allegre e festanti le mascherine,
se ne contarono tante a decine.
Nel minuscolo paese gaio e vivace,
il carnevale ogni anno a tutti piace.
Solo di un punto farei un rimbrotto,
non era presente il celebre motto:
Magnan e beven tuti contenti,
ancia chei che è senza denti!