Il territorio
La posizione

Il solco del Rio Mollaro (Panaròtta) segna in modo evidente la separazione tra la piana omonima e le pendici della montagna che salgono verso la Predaia, formando la sponda sinistra dell’ampia Valle di Non. Sulla strada che porta a Vervò, Tuenetto è il primo paese che si incontra. Le coordinate geografiche della frazione sono Latitudine 46,30° Longitudine 11,08°, altezza sul livello del mare 493 metri la chiesa, 500 metri la «Ponta de stradón», ossia l'entrata del paese a nord. Adagiato ai bordi, ma in posizione dominante rispetto al proprio territorio, il paese occupa la prima balza del versante che degrada dolcemente verso sud in direzione della confluenza tra i rivi di Mollaro e Tuenetto nella valle di Dardine. Questo territorio, caratterizzato da una morfologia a terrazzo, costituisce la matrice fisico-ambientale della formazione del paese. Tuenetto ha una struttura urbana simile a molti altri paesi che si trovano in condizioni geografiche analoghe e che sviluppano relazioni elementari con il proprio territorio come l’agricoltura. L’elemento unificante e determinante dell’assetto urbano è la strada che lo attraversa, lungo la quale si snoda il nucleo abitato. Il paese fin dall’origine era costituito da cinque nuclei, dovuti probabilmente all'aggregazione di edifici rurali, quattro dei quali sorti su un unico lato della strada, disposti a semicerchio ed uno al centro, separati da brevi spazi che consentivano l’accesso alle campagne. La strada principale si conclude di fronte alla chiesetta riuscendo ad aggregarla al paese, nonostante la sua posizione un poco discosta e formante col cimitero un complesso di pregevole qualità paesaggistica. La realizzazione nel 2005 del parco giochi e di un parcheggio adiacenti alla chiesa, ha un pò modificato l’ambiente, e tuttavia ha mantenuto la sua caratteristica primaria.

Oltre la chiesetta, l’altro polo socialmente importante è la piazza, delineata da edifici ed orti, un tempo dotata di fontana centrale demolita nei primi anni cinquanta del Novecento e sostituita con quella attuale in cemento.

Edifizi del Comune di Tuenetto - Anno 1859

Successivamente all’anno 1860 si è verificato un processo di saldatura edilizia mediante ampliamenti degli edifici esistenti e la costruzione di nuovi che hanno ridotto gli spazi destinati agli orti. Ciò è facilmente riscontrabile dal confronto della situazione attuale con le mappe che costituiscono il catasto austriaco.

La topografia del 1859

Più recentemente il processo edilizio ha ulteriormente ridotto gli spazi interni e gli orti con ampliamenti e trasformazioni che talvolta hanno modificato il carattere delle tipologie edilizie tradizionali. L’espansione degli ultimi anni è avvenuta alle estremità dell’abitato consentendo al paese di mantenere il suo carattere originario senza provocare alterazioni alla sua struttura.

Tuenetto fu Comune amministrativo autonomo fino al 1928, quando divenne frazione del Comune di Taio che comprendeva, oltre al capoluogo, i paesi di Dardine, Dermulo, Mollaro, Segno e Torra.
Dal 1 gennaio 2015 fa parte del Comune di Predaia nato dalla fusione dei comuni di Taio, Coredo, Tres, Vervò e Smarano e che comprende 14 frazioni.

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Foto aerea di Tuenetto scattata negli anni '90

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La balza su cui poggia Tuenetto nettamente separata dai solchi dei Rivi Mollaro e Tuenetto

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Tuenetto nella mappa del 1859

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La topografia più recente



Tuenetto nelle vecchie mappe

Le carte che qui presentiamo sono tratte dal sito della Regione Tirolo - Land Tirol - consultabili al seguente indirizzo: https://www.tirol.gv.at/it/.
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I nomi locali

Tuenetto fino alla nuova odonomastica del comune di Taio introdotta nei primi anni 2000, aveva una sola via che il Regno d'Italia, dopo la prima guerra mondiale, s'era affrettato ad intitolare al generale Armando Diaz per accelerare l'italianizzazione del sudtirolo appena conquistato (in altri villaggi come a Mollaro appaiono la via Dante Alighieri e la via Principe di Piemonte, a Segno Piazza Vittorio Emanuele ecc.).
Oggi Tuenetto ha due vie: una via di san Rocco che è la principale e attraversa il paese per intero fino a giungere davanti alla chiesa; un'altra indicata via dei Campi che si diparte dal paese nelle vicinanze della chiesa e porta in direzione sud-est verso la «cros dei plazi». Il territorio circostante compreso fra il Rio Mollaro, (Panaròta) a ovest e il Rio Tuenetto a sud e la strada provinciale 13 della Predaia a nord-est, è diviso fondiariamente in quattro porzioni e precisamente: Campi Longhi a sud-ovest dell’abitato, Signori che è la zona ad est del paese, Traversara che è l’area servita dalla Strada de dre al Dos a sud-est e, infine, Plazoni località a nord, nord-est del paese.
Fin qui i toponimi riportati dal Libro Fondiario, ma molto più numerosi sono i nomi coi quali i paesani indicano le proprie campagne. Ne abbiamo raccolto 56 per ciascuno dei quali è riportata la pronuncia dialettale seguita da una breve descrizione (es. frutteto, bosco, incolto ecc.), quindi la localizzazione rispetto agli altri luoghi e l’ubicazione sul Libro Fondiario (L.F.); a conclusione, eventuali brevi note spiegative ed eventuali varianti. Tra le parentesi quadre [ ] sono indicati i relativi numeri delle particelle fondiarie.
Alla lista sono stati aggiunti alcuni nomi locali non insistenti sul comune catastale di Tuenetto ma confinanti; inoltre si sono elencati nomi di luogo rinvenuti nelle vecchie carte e non più usati.

Ordinati alfabeticamente sono i seguenti:

1. Belvedere su al - frutteto - N busa, E C.C. Priò, O S.P. 13 - L.F. Traversara - Luogo panoramico sulle campagne di Tuenetto e Mollaro. - Var. Belvedére de la Pasca dal nome della proprietaria, Pasqua Casagrande 1876-1954. [p.f. 659]
2. bosc’ zó 'ntel - bosco ceduo - E ciampi longi, O Rio Mollaro, - L.F. Campi Longhi - Forte pendenza rivolta a Ovest - Var. bosc’ del Milio (antico proprietario Emilio Melchiori 1905-1977). Luogo dove c'è la grotticella chiamata Tana del Minòt oggetto della leggenda delle origini di Tuenetto. [pp.ff. 836/1, 836/2]
3. bòzze zó a le - bocciodromo - E S.P. 13 - Bocciodromo gestito dalla Società Sportiva “La Pieve” che si trova nelle immediate vicinanze dell’abitato. Nel dialetto la parola bòzza è (anche) la boccia da gioco e per estensione si indica il campo da bocce. L'impianto sportivo fu realizzato negli anni 1979-80 su terreno di proprietà della frazione [p.f. 642]. - Var. Slavina (Vedi)
4. brocéte su a le - frutteto - N cianàl, E gòse, S plazóni - L.F. Plazoni - Terreni mediamente inclinati rivolti a Ovest. [p.f. 668/1, 668/2, 668/3]. Incerta la derivazione di questo toponimo; nel dialetto noneso la «brocéta» è il chiodino; la medesima radice broc, suggerirebbe una origine dal termine noneso «bròc'», ossia pollone, virgulto, anche fuscello secco e pure il termine «brocón», l’erica, che si usa per lettiera del bestiame.
5. busa la - incolto - N valsèle, E C.C. Priò, S Belvedére, O miniera - L.F. Plazoni - Località su cui sorge il nuovo deposito dell’acqua potabile di Tuenetto (il vecchio deposito, ancora presente ma non in esercizio, è situato in prossimità della Curva del sifón a valle della strada; rimase funzionante fino al 1994 anno in cui fu costruito quello nuovo attiguo all’imbocco della galleria Rio Maggiore). [p.f. 644/3]
6. ciampét via al - frutteto - N lava, E plazóni, S strada de le vil, O idem - L.F. Traversara - Piccolo podere semipianeggiante. [p.f. 693]
7. ciampi lòngi zo ai - frutteti - E manoscole, pradi, S valéta, O vignòla e bosc’ - L.F. Campi Longhi - Questo nome locale è usuale da tempi molto antichi.
8. cianàl su a le - frutteti - N S.P. 13, E idem, S plazóni, O credàzi - L.F. Plazoni - Frutteti in leggero declivio rivolti a Ovest. Su questi terreni passa l'acquedotto irriguo di Dardine, Tuenetto, Mollaro, Torra e Segno, detto «cianàl», da ciò il toponimo [p.f. 652/2, 652/4].
9. credàzi via ai - frutteto - N S.P. 13, E cianàl, S plazóni, O signori - L.F. Signori - Frutteto in pendio rivolto a Ovest. Nel dialetto noneso «credàz» significa terreno argilloso e in effetti questa località ha questa caratteristica. Documentato in Atto 29-10-1587 - nr. 875.
10. crós dei plazi - croce in pietra - Posta al quadrivio strada «dei plazi», strada «de dre al dos», strada «dei lizài» e strada «de la cros». In pietra locale, alta circa 4 metri; (è identica alla croce di molto più vecchia collocata a nord della piazza del paese. Questa «dei plazi» sostituisce dal 1954 una vecchia croce in legno tappa delle rogazioni; posata in origine sul lato destro della strada che scende ai plazi, fu collocata sul lato opposto per far posto al distributore d’acqua per atomizzatori (carica botte).
11. curva del sifòn tornante S.P. 13 - L.F. Plazoni - Sottostante il piano stradale fu posto il sifone dell’acquedotto irriguo di Dardine, Mollaro, Tuenetto, Torra e Segno. Var. Prima del 1936, anno della realizzazione dell’acquedotto, era chiamata «curva dei vagoni» per la presenza contigua del piano inclinato di risalita dei vagoni che trasportavano il materiale dalla cava del «Cirò» ai forni della Miniera San Romedio.
12. dòs de la Ema - incolto, bosco spontaneo - N C.C. Torra, E C.C. Priò, S valsèle O miniera - L.F. Plazoni. Parzialmente spianato per far posto alla Miniera San Romedio (un tempo proprietà comunale il terreno era coltivato a vigneto dalla affittuaria Emma Angelini vedova Melchiori Giovanni soprannominata Ema Zànela o anche Ema Santa). [p.f. 644/12]. I lavori di scavo delle gallerie ipogee della Miniera san Romedio eseguiti nei primi anni 2000, hanno notevolmente modificato l'aspetto di questi terreni.
13. dré al dòs su - bosco spontaneo - S palù, O strada de dre al dòs - L.F. Traversara. Forte pendìo boscoso rivolto a Est. Per la maggior parte terreno di proprietà comunale che fino a tutto l'800 era dato in affitto a privati (vedi documenti sotto); nella mappa catastale austroungarica, alla metà dell'800 appare coltivato a vigneto.


1749 Aggiustamento proprietà «al Dos»

1869 Coltura da darsi al «greggivo al doss»

14. frate zo a le - frutteto e incolto - N sentéri da Molàr, E manóscole, S bosc’, O bosc’ - L.F. Campi Longhi. Terreno pendenza rivolto a Ovest. Nel dialetto frata è un terreno scosceso ingombro d'arbusti; il termine ha anche significato di disboscamento (far na frata); Per Lidia Flöss il toponimo «Frata» (dal latino FRACTA(M), participio passato di frangere ossia rompere, spezzare), corrisponde a un terreno messo a coltura.
15. gòse su a le - frutteto e bosco spontaneo - E S.P. 13, S vilàta - L.F. Traversara - Forte pendìo rivolto a O. bonificato nei primi anni 2000. Sull'etimo di questo nome locale viene in mente il termine gòs che nel dialetto significa gozzo; nel dialetto trentino gòso è persona esageratamente golosa o anche molto annoiata. Var. vignalàz cioè terreno vignato.
16. làva via a - frutteto - E plazóni, S ciampét, O strada de le vil - L.F. Traversara. Frutteto in leggera pendenza rivolto a Ovest. Toponimo usato nella stessa forma anche in altri comuni trentini. Con la stessa radice LAV sono frequentissimi lavina, lavine, slavina, lavinèle. Nel Dizionario Toponomastico Trentino (Provincia Autonoma di Trento, 2001) tutti questi luoghi sono in pendenza con presenza di acqua come è anche nel nostro caso. [p.f. 681]
17. lite fòr a le - frutteto - N póz, E strada de le vil, S sclavéte, O strada de la cros - L.F. Traversara. Frutteti semi-pianeggianti. [pp.ff. 708/1, 708/2, 708/3, 709/1, 709/2] - L'origine del nome designa inequivocabilmente terreni soggetti a contese.
18. lizzài for ai - frutteti - N pradi, O valéta - L.F. Campi Longhi. Poderi pianeggianti coltivati a melo al limitare sud-ovest della campagna di Tuenetto. [pp.ff. 787, 791/1, 791/2] - Var. rizzai. Il toponimo si trova in certe carte ottocentesche nella forma "rizzai"; con questa grafia è esistente anche nella frazione di Dermulo; il toponimo sembrerebbe rivelare l’esistenza di rivoli d'acqua; in noneso la parola riza vuol dire filo d'acqua scorrente per terra (Quaresima, p. 365). La supposta derivazione dal latino elix (fossato, canale) da cui lez che nel dialetto noneso significa appunto canale, acquedotto, potrebbe avere validità, ma riteniamo preferibile la prima ipotesi.
19. manóscole zo a le - frutteti - N mèide, E pradi, S valéta, O ciampi longi - L.F. Campi Longhi. Frutteto pianeggiante. Il significato del termine manóscole è ignoto, si ipotizza possa derivare dal soprannome di antiche proprietarie. [p.f. 856]
20. mèide zo a le - frutteti e orti - E vetóre, S manóscole, O sentéri da Molàr - L.F. Campi Longhi. Piccolo frutteto a sud dell’abitato. Per Ernesto Lorenzi che censisce un Maso Mèida a Pozza di Fassa, scrive: Mèida per Media - Mèida per méda. La parola méda in dialetto noneso significa mucchio (quasi sempre di fieno). [p.f. 829/2]
21. miniéra su a la - impianti industriali - N C.C. Torra, E valsèle, S mont, O S.P. 13 - L.F. Plazoni - Tutta la zona sulla quale sorge lo stabilimento della Miniera san Romedio e le sue pertinenze. - Var. Mina.
22. mónt su a - frutteti - N miniéra, E S.P. 13, S idem - L.F. Plazoni. Frutteti semi-pianeggianti. Secondo la testimonianza di un anziano il nome di questi terreni deriverebbe da una famiglia proveniente dalla località Mont a Vervò che li acquistò negli anni '20 del novecento. (*) [632/2, 645/2, 646, 649/1, 649/3, 651]
23. mósna zo a la - piazzola erbosa - In prossimità della diramazione sentéri da Molàr, strada per i ciampi longi, vignòla e bosc’. - L.F. Campi Longhi. Luogo deputato al deposito di sassi e ciottoli dei campi fino ai primi anni ’70; nel dialetto mósna vuol dire cumulo di ciottoli in un campo. [p.f. 835]
24. palù fòr a le - bosco spontaneo - N dré al dòs, O plazi, - L.F. Traversara. Piccola valle molto umida per la ricchezza di sorgenti che alimentano il rì de Tuenet da cui il nome. Luogo insistente quasi interamente sul comune catastale di Priò.
25. pedròt el - frutteto - E signori - L.F. Signori. Su questo podere, un tempo confinante ad ovest con l’abitato, sono sorte negli ultimi anni nuove abitazioni e sono diventati zona residenziale. Il termine è una corruzione di préda, pietra; non si può escludere che il termine derivi dal latino poderium, podere, ma è dubbio. - Documentato in Atto 28-5-1621 - nr.1043.
26. plazi for ai - frutteti - N strada dei lizai, E palù, S Rì de Tuenét, O lizai - L.F. Traversara - Terreno in forte pendenza rivolto a Sud digradante fino al Rio Tuenetto nella val de Dàrden. A Tuenetto questo nome di luogo è usato da tempi antichissimi, in una pergamena del 29 ottobre 1575 è nominato un terreno arativo e vignato sito «in loco dicto alli plazi». Questo toponimo è molto diffuso in Val di Non in varie forme plazi, plazóni, platai, plagi si trova oltre che a Tuenetto, a Fondo, Campodenno, Rumo, Smarano, Dardine e Sfruz.
27. plazón su ai - frutteti - N brocéte, E gòse, S strada de le vil, O lava - L.F. Traversara - Terreni in pendenza rivolti a Ovest. (Vedi plazi)
28. pónta de stradón su a la - Slargo all’inizio dell’abitato nel punto in cui la S.P. 13 presenta il bivio per Tuenetto. Fermata dell’autoservizio Trento-Malé. Prima dello spostamento della strada (a metà degli anni '60) quando questa attraversava la Miniera san Romedio, la pónta de stradón era più a Nord.
29. ponzèi zo ai - incolto - S prà, confinante a E con l’abitato - L.F. Campi longhi. Luogo assai ripido rivolto a Ovest soggetto a fenomeni franosi digradante fino al Rio Mollaro. [pp.ff. 600, 601, 602, 603]. Su questo terreno passava la via breve per Mollaro; gli anziani raccontavano che la truppa impiegata nelle grandi manovre del 1905, entrò in paese da quel sentiero; podere di proprietà comunale nell’800 veniva affittato. Data la natura del terreno in forte pendenza, forse “ponzèi” deriva da “pontara” o “pontaròl” - che in dialetto significa erta, salita - che per la solita corruzione diventa “ponzèl - ponzèi”. Si noti che il Quaresima alla voce del toponimo “Pongiaiòla” - parola che ha la stessa radice di «pònt» (la cui derivazione sarebbe da “Ponticariola”), dà il medesimo significato di erta, salita (E.Quaresima, p. 336).

1874 Offerta di affitto per il «pezzo greggivo e prativo al ponzèl»

30. póz via al - frutteto - E strada de le vil, S lite, O strada de la cros - L.F. Traversara - Frutteti pianeggianti nelle immediate vicinanze della Chiesa di San Rocco. Toponimo documentato in diversi atti medievali (nr. 200 - 2 maggio 1489; nr. 861 - 6 giugno 1587; nr. 933 - 19 novembre 1603; nr. 1034 - 4 gennaio 1619). E’ certa l’esistenza in tempi antichi in questo luogo di un pozzo pubblico. Parte del póz fu acquistato dal Comune di Taio nel 2003 per realizzarvi il parco giochi del paese. [p.f. 698/1]
31. prà zo al - frutteto - N ponzèi, E sentéri da Molàr, O idem - L.F. Campi Longhi - Terreno in forte pendenza racchiuso entro la strada per Mollaro (sentéri da Molàr). - Var. Pra de l’Ànzol dal nome del proprietario Angelo Covi 1875-1956. [pp.ff. 837/1, 837/2]
32. prà del Zago zo al - frutteto - E sentéri da Molàr, S bosc’, O Rio Mollaro - L.F. Campi Longhi - Terreno in forte pendenza rivolto a Ovest digradante fino al Rio Mollaro. - Var. Zago. I Zaghi erano gli appartenenti ad una famiglia dimorante a Mollaro proprietaria del fondo e della quale si sono persi i ricordi. Forse si tratta della famiglia Keller il cui membro Ambrogio stipulò nel 1896 un contratto col Comune di Tuenetto per la cessione di una porzione di terreno al fine di migliorare un breve tratto di strada comunale vecchia che porta a Mollaro alla località alle Frate in mappa Campilonghi. [p.f. 838]
33. pradi fòr ai - frutteti - N vetóre, E strada de la cros, S lizai, O manóscole - L.F. Campi Longhi - Frutteti pianeggianti con terreno umido.
34. rì de Tuenét - ruscello - Esiguo ruscelletto che dalle «Palù» scorre nella val de Dàrden per confluire nel Rio Panaròtta. Lungo il suo breve corso è alimentato da diverse piccole sorgenti. Segna il confine con i CC.CC. di Priò e Dàrdine.
35. róa zo a la - sorgente - Sorgente perenne che sgorga in prossimità della valéta. - L.F. Campi Longhi. Il Lorenzi propone per roa - rovina, smottamento, frana. [p.f. 809]
36. sclavéte fòr a le - frutteti - N lite, E vil, S strada de dré al dòs, O strada de la crós - L.F. Traversara. Frutteti pianeggianti. Tra le varie ipotesi di derivazione di questo nome di luogo, ci pare fondata la seguente tratta da Strenna Trentina 2019 pag. 165, Toponimi formati su nomi di vitigni a firma di Lydia Flöss: «[…] Tra questi il nome della varietà dell’uva schiava (in dialetto s-ciava) è quello che ha generato il più alto numero di toponimi. Dal latino medievale Vitis Sclava “vite della Slavonia”, esso deriva, al pari di altri, dal nome della regione di antica provenienza. Nella forma le s-ciave sono registrati toponimi nella piana Rotaliana (a Lavis, a Mezzolombardo e a Roveré della Luna), in Val Lagarina (a Pomarolo, a Avio e ad Ala nella forma Vigne s-ciave), a Arco; nella forma s-ciavéte [in noneso sclavéte, ndr], a Isera e a Trento nel toponimo Dòs de le s-ciave».
Perciò questi terreni avrebbero preso il nome dalla coltivazione a “vite schiava”; peraltro la vecchia carta datata 13 aprile 1789 sotto riportata parla esplicitamente di un’“arativa e vineata posta nelle pertinenze di detto Tuenetto e luogo detto “alle sclavéte”.

1789 Vendita di una «arativa e vineata alle sclavete»

37. sentéri da Molàr - strada poderale - Via breve per Mollaro - Var. curta. [p.f. 883] Cementata e asfaltata nel tratto sul versante est per servire la stazione di pompaggio della fognatura (1994). Visibili tracce dell'antico muro a secco di sostegno, ora quasi completamente sostituito con uno in cemento.

(Ascolta la poesia di Giorgio Melchiori)


1896 Miglioramento della strada comunale vecchia per Mollaro

38. signori via ai - frutteti - N S.P. 13, E credàzi, S pedròt - L.F. Signori - Terreno in parte pianeggiante e in parte in leggero pendio rivolto a Ovest. Si suppone che i terreni in questione fossero di proprietà di un "Signore" feudale, da cui il toponimo.
39. slavina zo a la - Bosco misto in forte pendenza a Ovest del paese che finisce al Rio Panaròtta; terreno soggetto a smottamenti, infatti negli anni '20 in quest'area si è verificata una frana di notevoli dimensioni come hanno tramandato gli anziani. Oggi su questo terreno sorge il bocciodromo di Tuenetto (Vedi «Bòzze»). [p.f. 642]
40. strada dé dré al dòs - strada interpoderale - Vecchia strada comunale, parzialmente asfaltata si diparte dalla cros dei plazi e si congiunge in località vilàta con la strada de le vil. [p.f. 879]
41. strada de la crós - strada interpoderale - Strada comunale interamente asfaltata, dall’abitato arriva sino alla cros dei plazi in linea pressochè retta. Tradizionale percorso delle rogazioni. [p.f. 881]
42. strada de le vil - strada interpoderale - Strada comunale in parte asfaltata e, nella parte più ripida, cementata, parte in prossimità della Chiesa di San Rocco e giunge in località vilàta ove converge con la strada de dré al dòs. [p.f. 889]
43. strada dei plazi - strada interpoderale - Antico collegamento con Dardine, strada parzialmente cementata serve i terreni in località plazi e che arriva fino al rì de Tuenét. Giunti in prossimità del Rì de Tuenet e attraversatolo, un sentiero saliva fino alle campagne di Dàrdine; attualmente non vi è più segno di quel vecchio sentiero a causa del rimboschimento. [p.f. 881]
44. strada dei lizai - strada interpoderale - Interamente sterrata, si diparte dalla cros dei plazi e serve i poderi in località lizài. [p.f. 880]
45. tana del Minòt - grotticella naturale a sviluppo orrizzontale nel bosc' del Milio, luogo in cui si svolgono i fatti raccontati nella popolare leggenda sulle origini di Tuenetto.
46. Tuenét - Nome dialettale di Tuenetto; Alt. 492 m. s.l.m. Frazione del Comune di Predaia (ex frazione di Taio), Comune catastale autonomo, Parrocchia di Mollaro dal 1976, abitanti n. 91 all'11 giugno 2020.

Ragionamenti sull'origine del nome

47. val zo a la - Avvallamento che separa i CC.CC. di Mollaro e Tuenetto, vi scorre il rio Panaròtta (Rio Mollaro), corrispondente pure al ponte che lo attraversa, è orientata da N a S. Il vecchio ponte in legno fu sostituito dall'attuale in cemento realizzato dall'impresa di costruzioni Franco Covi di Segno nell'ottobre del 1957. - Var. (zo al) pònt.
48. val da Dàrden - Valle che separa i C.C. di Tuenetto e Dàrdine, vi scorre il Rì de Tuenet, è orientata da Est a Ovest.
49. valéta zo a la - vallècola - N manóscole, E lizài, O vignòla, - L.F. Campi Longhi - Piccola valletta con orientamento da nord-est a sud-ovest con vegetazione spontanea. Termina alla confluenza del Rio Panarotta con il Rì de Tuenet.
50. valsèle o varsèle su a le - incolto - N dòs de la Ema, E C.C. Priò, S busa, O miniera - L.F. Plazoni - Area su cui sorgono attualmente gli impianti industriali della Miniera San Romedio; terreno argilloso ricco di sorgenti. Nei documenti ottocenteschi si trova spesso nella forma «Valleselle».
51. vetóre a le - frutteto - E strada de la cros, S pradi, O mèide - L.F. Campi Longhi - Subito a Sud dell'abitato, frutteto pianeggiante. Si ipotizza che il toponimo «vetóre» derivi dal nome dalla famiglia, ora estinta, dei Vittori.
52. vignòla zo ‘n - frutteti - N ciampi longi, O bosc’ - L.F. Campi longhi - Terreno a forma di mezza luna in declivio parte verso Sud e parte verso Ovest. In documento 3-12-1539 nr. 391 «prà da Vinòla».
53. vil via a le - frutteti - N strada de le vil, E vilàta, S strada de dre al dos, O sclavéte - L.F. Traversara - Frutteti in declivio rivolti a Ovest. Toponimo abbastanza frequente nel Trentino; Ernesto Lorenzi nel suo Dizionario lo fa derivare da «guil», ossia ovile (il nome locale «guil» - e sue varianti - è abbastanza diffuso nelle Valli del Noce; nel C.C. di Vion «ghil», Vervò «guil», ma anche Dimaro, Mezzana, Pellizzano e Pejo).
54. vila - Nucleo centrale dell’abitato corrispondente agli edifici che affacciano sulla piazza.
55. vilàta su a la - frutteto - N plazóni, E strada de dre al dos, O vil - L.F. Traversara - Frutteti in leggera pendenza verso Ovest. Terreni confinanti con le «vil», del quale toponimo è diminutivo.
56. vinciàu (vinciào) - Luogo corrispondente alle case più vicine alla chiesa. Toponimo in disuso dal significato oscuro. Il toponimo assomiglia al termine «vincèl» che in noneso vuol dire fascio di frasche verdi, è però arduo individuare un nesso col nostro nome di luogo. Un legame con l’assonante nome tedesco della Valle Venosta, «Vinschgau», è altrettanto improbabile.

Altri nomi di luogo incontrati nella ricerca e ancora usati, ma facenti parte dei comuni catastali di Torra e Priò, sono:

57. presa su a la - grotta - N C.C.Torra, E Cirò, O Miniera - L.F. Plazoni – Grotta in località «varsèle» dove scaturisce la sorgente dell’acqua potabile che servì Tuenetto fino alla fine degli anni ’70.
58. pissarèla su a la – cascata - C.C.Priò (loc. Torchio) – Cascatella d’acqua sul rì de Tuenet che segna il confine ad est tra Tuenetto e Priò; il salto d’acqua solitamente esiguo assume specialmente a primavera o con le forti piogge un aspetto più grosso e rumoreggiante ben udibile dal paese.
59. bus ént al - frutteto - C.C. Torra - Terreno in pendio rivolto a est, sulla destra del rio Panaròtta di fronte agli impianti della Miniera san Romedio. Lungo il confine a ovest di questo terreno passa il sentiero che da Tuenetto sale a Torra, oggi in disuso. - Var. Ént al busón

TOPONIMI NEI DOCUMENTI ANTICHI
Elenchiamo alcuni nomi locali rilevati nelle vecchie carte ed ora non più usati. Alcuni sono stati localizzati per altri non è stato possibile individuarne l'ubicazione.

► Thor da Tuennetto (3-12-1539)
Non si tratta di un nome di luogo, bensì di una casa a Tuenetto. Tuttavia questa indicazione stuzzica la curiosità di sapere dove fosse ubicata la "torre", e soprattutto se si trattasse di un'antica costruzione fortificata. Ciò evidentemente aprirebbe ad interessanti ipotesi sulla storia di Tuenetto, ma non ci è dato al momento di saperne di più. Vedi
► de sóra delle case
In «Inventario e Urbario della Veneranda chiesa figliale di san Rocco, 1774 - p.17».
► a san Rocco
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.375». - Spazio antistante la chiesa.
► alle lavine
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.15». - Un campo situato nelle pertinenze di Tuenetto loco detto «ai campi longhi - o sia - alle lavine»
► alle toniétte
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.19»; Doc. 02-agosto-1876, Archivio Melchiori Diego.
► ai rés
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.19».
► ai grezòti (gregiotti)
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.19».
► alla pestaróta
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.21».
► alle predesse (prendesse, prandesse)
In Doc. 26-luglio-1889, Archivio Melchiori Diego.
► a rìgol
► al piazzol
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.18».
► alle màsere
In «Statuto del Comune di Tuenetto per la manutenzione delle sue strade comunali, 1884». Art. 1 [...] e) – Il tratto di strada esistente fra i Rivi di Mollaro e Dardine detta alle Masere.
► ai sassi
In «Inventario e Urbario, 1774 - p.20».
► campo sot la Casa
In Famiglia Thun, linea di Castel Thun. Regesti delle pergamene dell'archivio (1244-1914) a cura di Margherita Faes, Provincia autonoma di Trento - 10 giugno 1542

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In secondo piano il «Belvedere de la Pasca»

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«Prà del Zago» antico proprietario del fondo

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«La curta» (senteri da Molar) collegamento breve per Mollaro

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«Canada» in fiore alle «Sclavete»

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«La Mosna» una volta luogo di deposito dei ciottoli dei campi

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La «róa» sorgente perenne in località «ciampi lòngi»

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La «valéta» la piccola vallecola in cui scola l'acqua della «roa»

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Le «manóscole» ai «ciampi lòngi»

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Le «frate» un tempo frutteto oggi terreno incolto

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I «plazi» dal versante di Dardine

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«Cros dei Plazi» tappa delle rogazioni

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«Prà de l'Anzol» della famiglia Covi zeséti

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Veduta aerea di Tuenetto negli anni '80

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La fessura nella roccia alle «Varsèle» dalla quale sgorga l'acqua che un tempo alimentava l'acquedotto potabile di Tuenetto

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Entrata del serbatoio dell'acqua potabile (oggi dismesso) di Tuenetto su a la presa
(Foto Ezio Melchiori)

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La cascata della pissarèla
(Foto Enrico Melchiori)

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Fotografia estiva senza acqua
(Foto Enrico Melchiori)

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Veduta sulle Varsèle

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1884 - Elenco delle strade comunali

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1884 - Carta esplicativa delle strade comunali

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Le strade comunali nel 1923

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Tracciato del sentiero che portava a Torra (Studio Tecnico Chini C. Torra)

Le strade comunali

Fino a quando esistette il comune di Tuenetto le strade comunali e intercomunali rappresentarono un capitolo di grande importanza. Lo si evince dai documenti ottocenteschi, che si son potuti conoscere.

Pende sino dal 1835 il progetto della riduzione delle strade nella Parrocchia di Torra, che da principio si aveva meditato di costruire nella larghezza di 16 piedi di Vienna [circa 5 mt.] e stabilito innallora di parte per impresa in tre diversi tronchi; in seguito però si decampò da quest’idea e si credette sufficiente una larghezza in lume netto di 10 ai 12 piedi [circa 3 o 3,80 mt.].

Così comincia l'atto vergato in Torra il 28 agosto del 1841 col quale tutte le comuni della Parrocchia di Torra istituiscono, non senza obiezioni da parte di qualcuna di esse, una "concorrenza" ossia un consorzio per la sistemazione delle strade della Parrocchia. Già allora appare chiaro quanto fosse sentito il tema delle strade e la difficoltà di trovare accordi duraturi fra i paesi che ne facevano uso. Con quell'atto, mediante i rispettivi rappresentanti, le comuni di Segno, Torra, Vion, Mollaro, Tuenetto, Dardine, Priò e Vervò (Pieve di Torra) tentarono di raggiungere un accordo per la riattazione di tutte le strade che collegavano i villaggi.
Dal documento risulta che ci volle la mediazione del direttore dell'I.R. Cancelleria di Mezzolombardo signor de Attelmayer a trovare finalmente un unanime accordo. Vedi

Esemplare, a proposito della cura che ogni comune riservava alle strade, è lo Statuto approvato dalla Rappresentanza comunale di Tuenetto il 31 gennaio 1884.
Questo documento (conservato nella Biblioteca Comunale di Taio nella sezione ex Archivio del Comune di Tuenetto), consta di 16 articoli e fu approvato [...] in quanto chè (Tuenetto) è un comune composto di poche famiglie circa N. 25, di scarsi proventi comunali, e siccome anche tutte le famiglie sono di una limitata possidenza.

Lo Statuto si apre con l'elencazione delle sette strade comunali e l'articolo 2 stabilisce che alla manutenzione, riattazione e buona conservazione delle strade comunali sono chiamati tutti comprese le famiglie forestiere che hanno un domicilio permanente nel comune. L'articolo 3 sancisce che il modo e il bisogno di riattazione delle strade sarà stabilito dalla Rappresentanza comunale pro-tempore. Lo sgombro delle nevi, recita l'articolo 4, sarà «da eseguirsi in seguito e giusta le ordinazioni del solo Capo comune o di chi ne fa le veci». L'articolo 5 dispone che le operazioni di manutenzione delle strade comunali dovranno «...eseguirsi per turno da tutti gli individui detti ad art. 2, colla espressa osservazione che tutti i proprietari di bestiame da tiro o da giogo dovranno presentarsi giusta le ordinazioni colle loro bestie aggiogate, ed i non possessori come braccianti». L'articolo 6 dispone che ogni prestazione d'opera dovrà essere assolutamente gratuita, salvo per qualche eccezionale e costosa riattura o sgombro. L'articolo 7 precisa che nella chiamata alla prestazione del turno si dovrà seguire un ordine costante ed equitativo. L'articolo 8 precisa che l'invito alla prestazione sarà intimato dal cursore comunale che percorrerà di casa in casa 24 ore prima. L'articolo 9 recita: «La convocazione poi del turno verrà effettuata nell'ora prefissa e pubblicata col mezzo di un tocco della campana, al quale segno i turnisti invitati dovranno prontamente riunirsi in sulla piazza della villa...». Gli articoli 10 e 11 regolano la partecipazione alla prestazione da ogni famiglia che dovrà venir prestata dal miglior bracciante e non da altri eventualmente inetti, il direttore dei lavori escuderà quindi fanciulli e donne. L'articolo 12 sancisce che il turnista che non si presenterà alla chiamata incorrerà nella relativa sanzione. Gli articoli 13, 14 e 15 determinano le modalità sanzionatorie ai non osservanti.

Le strade comunali di Tuenetto nello Statuto del 1884:

  1. La strada che da Tuenetto conduce fino al Ponte delle Valleselle.
  2. Quella che dalla Villa di Tuenetto conduce fino alla Croce verso Dardine, rispettivamente il sentiero fino al Rivo di Dardine.
  3. La strada che da Tuenetto conduce al Rivo di Mollaro e per lo sgombro delle nevi l’ulteriore prolungamento della strada fino alla Lovara di Mollaro.
  4. La strada che dalla Villa di Tuenetto conduce fino al confine del comprensorio comunale di Priò.
  5. Il tratto di strada esistente fra i Rivi di Mollaro e Dardine detta alle Màsere.
  6. La strada della montagna che percorre il Cirò e Panarotta fino ai confini di Tres.
  7. La strada che lungo i confini dei fondi privati cammina dalla parte di sera e settentrione di tutte le particelle comunali dette al Dos.


1884 Statuto delle strade del Comune di Tuenetto

Nel 1923, per ottemperare alla legge sui lavori pubblici, il Comune di Tuenetto compilò l'elenco delle strade comunali che corrisponde a quello del 1884. Quelle strade sussistono tutt’oggi anche se con qualche modificazione.

1923 - ELENCO DELLE STRADE COMUNALI

Nr.Nr. p.f.StradaPartenza e arrivoLarghezza mt.Lunghezza metri
1888/2per MollaroPaese / Ponte4446
2891per PriòPonta de stradon / Confini Priò4450
3892al CiròValleselle / Cirò3345
4881ai PlaziPaese / Rivo Tuenetto4450
5883a VignolaPaese / Rivo Panarotta4380
6889alle VillChiesa / Confini Priò3330
7879al DossCroce ai Plazi / Vilata3400
8884al SentieroPaese / Sottoportici1,5090

La strada denominata Nr.1 per Mollaro oggi è supplita dalla strada che dalla piazza scende al Bocciodromo per congiungersi al ponte sul rivo di Mollaro (Panaròtta) con la S.P.13; nel 1923 si dipartiva dal paese e attraversando gli impianti della Miniera san Romedio arrivava fino al medesimo ponte sul rivo di Mollaro (Panaròtta).
La strada Nr.2 per Priò si diparte dalla Ponta de stradón e attraverso le proprietà denominate Mont superata la località Curva del Sifón giunge al Belvedere de la Pasca ai confini con il Comune catastale di Priò.
Qui inizia la strada Nr.3 al Cirò che giunge fino alle proprietà comunali del Cirò.
La strada Nr.4 ai Plazi inizia nel paese e percorre le campagne verso sud giungendo al rivo di Tuenetto ai confini con Dardine.
La strada Nr.5 a Vignòla dal paese porta ai Campi Longhi per scomparire nella parte boschiva che scende nella valle del Rivo di Tuenetto ai confini con Dardine.
La strada Nr.6 alle Vill inizia nei pressi della Chiesa e sale in località Traversara (Plazón) fino ai confini con Priò.
La strada Nr.7 al Dòss parte dalla Crós dei Plazi e percorre la dorsale che separa la campagna di Tuenetto con le Palù (la valle formata dal rivo di Tuenetto) e arriva in località Vilata.
La strada Nr.8 al Sentiero partendo dalla piazza del paese, oltrepassava il portico di casa Coletti e scendeva nella valle attraverso i Ponzèi collegandosi con Mollaro (cancellata negli anni '60 questa strada oggi è sostituita dalla strada sentéri da Molàr o curta) che ha un tracciato molto meno ripido.

LA MANUTENZIONE DELLE STRADE COMUNALI

Sulla questione della manutenzione delle strade, in particolare il tronco che da Mollaro portava a Tuenetto con l'attraversamento del Rio Panarotta in località Valleselle, dove spesso si verificavano dilamazioni per via delle piogge, le controversie con le comunità di Priò e Vervò sono continuate fino alla metà del secolo scorso. Tant'è che di queste questioni è tuttora vivo il ricordo tra le persone più anziane di Tuenetto. Peraltro, in relazione a questo tema, nel ex Archivio comunale di Tuenetto sono conservati alcuni documenti che lo testimoniano ampiamente.
Ad esempio il documento firmato dal Capitano della Provincia il 1 aprile 1911 nel quale si ammonisce il comune di Tuenetto a rispettare i propri obblighi richiamandosi all’antico accordo stipulato il 28 agosto 1841 (riportato sopra) cioè a manutenere la strada per Vervò sul tratto che interessava il proprio territorio.
Altra dimostrazione dei continui diverbi tra le comunità servite dalle strade comuni, è quella datato 16 dicembre 1912 nel quale la Giunta Provinciale della Contea Principesca del Tirolo, intima il comune di Priò “a concorrere alla spesa occorrente per il ristauro della strada da Mollaro a Vervò. Vedi

Vertenze simili (se non le stesse) non mancarono anche negli anni successivi; ancora nell’agosto del 1927 il podestà di Taio, dottor Emilio Reich (in qualità di capo comune di Tuenetto alla data non ancora formalmente soppresso) deliberò di concorrere, con una spesa di 200 Lire, alla riparazione della strada per Vervò nei pressi del torrente Panarotta franata in seguito alle piogge…”. Vedi

LA STRADA PER LA PARROCCHIA

Quello con Torra è sempre stato un importante collegamento per Tuenetto. La Pieve, fino agli anni sessanta, era il fulcro della vita religiosa, soprattutto per Tuenetto che dipendeva da quella parrocchia. Per questo motivo è facile immaginare quanto fosse importante la strada che portava a Torra. Oltre alle Messe domenicali e delle altre feste comandate, a Torra ci si doveva recare per ogni battesimo, per ogni matrimonio, per ogni funerale e quant’altro fosse di competenza dell’Arciprete. I ragazzi vi si recavano per la dottrina, gli adulti ai vespri, insomma il collegamento con Torra era molto importante.

Ne è testimonianza il documento del 18 gennaio 1819: il Comune di Tuenetto si impegnò a pagare una somma ai proprietari dei terreni sopra i quali per brevità i paesani di Tuenetto passavano per recarsi in parrocchia. Il sentiero, per un tratto tuttora esistente, si dipartiva dal ponte sul rivo di Tuenetto (il ponte delle Valleselle), nei pressi dell’odierno ingresso agli impianti della Miniera san Romedio, e saliva ripido fino a Torra. Ancor oggi si può apprezzare un tratto del sentiero delimitato da un bell’esempio di muro a secco.

I beni di uso civico

Tuenetto, come tutte le altre frazioni sorelle, possiede dei beni di uso civico (cioè il diritto di godimento collettivo su beni immobili, in varie forme come la caccia, il pascolo, il legnatico, etc. spettanti ai membri di una comunità su terreni di proprietà pubblica; non confinanti con il proprio territorio. Questi possedimenti sono ubicati nelle seguenti località:

I. BORCOLA, questo luogo nelle antiche carte di regola è chiamato Bosco dei còleri; dosso a sud di Mollaro con quota massima di 430 m. coperto da varie specie arboree quali conifere, faggi, nocciòli (còleri) e altri arbusti; la Bórcola è situata a sud del Narcìs; a est digrada fino al rio Pongaiòla e a ovest è delimitato dalla strada statale 43 della Val di Non; la proprietà di Tuenetto si estende tutta sul versante a est nella valle della Pongajola.

II. CIRO', territorio in parte prativo e in parte boschivo a monte del paese di Tuenetto; nell'800 era classificato come "pascolivo" e fino al sopravvento della frutticoltura fu tradizionale luogo in cui venivano assegnate le sorti di seganda, ossia le porzioni di prato da falciare, spettanti a ciascun avente diritto). Fino alla metà del secolo scorso il Cirò era assolutamente privo di alberi, l’opera di forestazione degli ultimi decenni l’ha convertito per buona parte, in un fitto bosco con associazione di pini, ciliegi e arbusti vari.
Il toponimo, secondo Lydia Flöss, è derivante dal latino acer, acero o cerrus, cerro con terminazione in “ò” per analogia con Priò.

III. PREDAIA, ampia distesa di prati montani variamente ondulata, con fianchi digradanti ad un'altezza compresa fra i 1200 m ed i 1450; si raggiunge da Vervò o da Tres. Sulla Predaia sta aumentando la vegetazione arborea a scapito dei prati. La porzione assegnata a Tuenetto è denominata sòrti (le sòrt), un tempo luogo tenuto a pascolo oggi è una selva di conifere (abeti, larici), occupa la parte più alta della Predaia;

IV. RODEZA, estesa foresta di conifere, a quota media di 1350 metri, che comprende il terrazzo ad est dei dirupi di Val Rodéza e le pendici che salgono verso il Corno di Trés. Su questi terreni si praticava il legnatico e il pascolo; ora il pascolo non è più praticato per la scomparsa della zootecnia;

La terminazione delle proprietà comuni sul monte
Nei secoli XIII e XIV le comunità di Taio, Tres, Segno, Torra, Vion, Dardine, Mollaro e Tuenetto (formanti le pievi di Taio e Torra), erano comproprietarie di Predaia, Rodeza, Monte Corno, Via Nuova ecc. e vi furono diverse vertenze per la confinazione tra le due Pievi. Nel 1512 si ebbe la prima sentenza di confinazione di Predaia e Rodeza tra le comunità sopradette e quella di Vervò. L’anno successivo venne scritta e ratificata la carta di Regola del Monte comune delle Pievi di Taio e Torra. Nel 1581 una prima divisione della montagna di Rodezza, Corno e Talvaza tra la villa di Tres e le ville di Mollaro, Dardine e Tuenetto la cui stesura definitiva fu realizzata nel 1758:

Nel nome di Nostro Sig.re Gesù Christo, che così sia. Avvenga che (secondo il proverbio) le cose comuni per lo più, vengono comunemente neglette, quindi è che l’infrascritte Onorande Comunità delle Magnifice Pievi di Taio, e Tori hano concordemente stabilito e conchiuso di venire alla separazione, e divisione della loro montagna comune chiamata «Rodeza» se bene questa viene denominata con più e diversi nomi specifici, cioè del Monte, del Corno di Rodeza, dei Piani della Malga, delle Sorti di Vianova, delle Prese, di Cimamónt, della Valle Alvaggia, o sii Talvagia, della Valle Ponìl ed altri nomi particolari quali ad ogni modo tutti si contengono sotto la maggiore della stessa montagna «Rodeza» che per l’adietro è stata goduta, e posseduta in communione dalle nominate Onorande Comunità in forma, e modo di quattro Collomelli; l’uno de qualli vien costituito, e formato dal Onoranda Comunità di Tres, il secondo dall’Onoranda Comunità di Taio, il terzo dalle Onorande Comunità di Segno, Vion, e Tori, ed il quarto dalle Onorande Comunità di Mollaro, Dardine, e Thuenetto.

C'è da notare che l’accorpamento in quattro colomelli risale a tempi antichissimi e già nel documento del 1581 è annotato che:

[...]«iam multis annis et temporibus fuerit in libertate regulandi hominum et personarum ville Taii pro uno colomello, hominum et personarum ville Tresii pro uno alio colomello, hominum et personarum ville Signi, Turri et Vioni pro tertio colomello, nec non hominum et personarum villarum Ardeni, Molarii et Tueneti pro quarto colomello».

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La Bórcola a sud delle campagne di Mollaro

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La cartolina mostra il Cirò prima del rimboschimento

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La via nuèva la strada che porta nelle proprietà di rodéza

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In verde le proprietà comuni al Cirò e nei dintorni del paese

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Le proprietà di Tuenetto in località «Borcola»

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Le proprietà in Predaia sul monte Rodeza e in località «Sòrt»

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La piccola porzione «ai Todes-ci»

Le carte di Regola (*)

Prima di analizzare la «Regola» ossia l’assemblea comunitaria alla quale erano affidate dalla comunità la prerogativa di “regolanare”, di dettare le norme della vita economico-amministrativa del suo territorio, è utile avere presente, seppur sommariamente, il quadro della società medievale, poiché da allora hanno origine i diritti di proprietà su terreni lontani dal territorio delle singole comunità. «Poco liete - erano definite dallo storico noneso Vigilio Inama - …le condizioni dei Comuni e dei poveri contadini… nel XV secolo in Val di Non. La società medievale era divisa tra il ceto dei guerrieri, quello dei sacerdoti e infine quello dei contadini che costituiva la massa indifferenziata della collettività. Le risorse per la sussistenza erano scarsissime e i pretendenti erano numerosi. Ciascuna piccola comunità invidiava l’altra e nella singola comunità i ceti si detestavano a vicenda. La mentalità diffusa era quella del privilegio, dell’esenzione e dell’eccezione assunta dai ceti e anche dai singoli. In questo contesto ove regnava un cronico disordine sociale presero forma una serie di sommosse contro gli ufficiali del potere centrale rappresentato dal Vescovo di Trento lungo tutto il XV e l’inizio del XVI secolo. Dunque la configurazione politica del territorio cui faceva parte Tuenetto, può essere così descritta: Taio, Tres e Dermulo comunità sottoposte alla giurisdizione del Principe Vescovo; analogamente Dardine e Mollaro. Tuenetto costituiva una giurisdizione vescovile «mediata», cioè concessa in feudo, dal Principe Vescovo alla famiglia Thun di Castel Bragher, dinasta e giurisdicente a suo nome. Segno e Torra ricadevano nella giurisdizione «mediata» di Sporo (all’interno della villa di Torra era ritagliata un’isola di giurisdizione vescovile che era costituita dalla Chiesa pievana con i fondi ad essa pertinenti). Queste comunità erano soggette a diverse prestazioni gratuite (opere, materiali e servizi), a favore dei signori territoriali o dinasti locali e ciascuna esercitava sul suo territorio i diritti e i doveri amministrativi della Regola comunitaria di villaggio. Così era ripartita l’organizzazione politica: in testa il dominus (il Principe Vescovo), nella posizione intermedia il regolano maggiore (dinasta), all’altro capo le comunità rurali.
Si può affermare che con le carte di Regola fu raggiunto un equilibrio tra queste componenti: da una parte il controllo dell’autorità politica della nobiltà, rappresentata dal regolano maggiore, sulle comunità, dall’altra l’acquisizione di una propria autonomia amministrativa da parte delle singole comunità.

(*) M.Welber, M.Stenico, F.Giacomoni, C.BertoliniTaio nel XV e XVI secolo Vita di una comunità rurale, Comune di Taio 1993 – pagg. 186 e segg.;

La Regola del 1513 dei monti di Taio e Torra
L’atto datato 4 giugno 1513, il cui originale è conservato presso l’archivio parrocchiale di Tres, riguarda il regolamento della montagna di Predaia, Sclach, Rodeza e Corno (bosco, prato falciabile e pascolo).
La Regola, suddivisa in 22 capitoli, fu redatta con lo scopo di mettere rimedio alla cattiva gestione della montagna a causa dei danni che si verificavano sia da parte degli animali che da parte dei confinanti sia vicini che forestieri (i pastori o segatori che risalivano il monte dal versante della Valle dell’Adige). Esaminando il documento si scopre che l’amministrazione della montagna di Predaia è da molti secoli suddivisa in 4 colomelli ciascuno dei quali eleggeva un proprio regolano di colomello: quindi a rotazione ogni anno due di essi concorrevano a ricoprire la carica di regolano del monte comune (nel caso del colomello formato da più paesi si provvedeva al suo interno a far ruotare la carica di regolano di colomello). Riassumendo gli aspetti peculiari della Regola del 1513 si nota che i regolani del monte (i due in carica annualmente) erano incaricati di convocare l’assemblea generale la seconda domenica di luglio a Vion. In particolare il consesso trattava della ripartizione e distribuzione delle sorti prative di Predaia e dei monti circostanti, la manutenzione della viabilità montana, l’esame delle denunce dei saltari (pubblico ufficiale preposto alla custodia dei campi o dei boschi). Gli uomini designati per il colomello di Dardine, Mollaro e Tuenetto in quell’occasione furono Nicolò Morat di Tuenetto e Son di Dardine (Nicolaus Morat de Tueneto et Sonus de Ardino, ellecti per regulanos dictarum villarum videlicet Ardeni, Molarii et Tueneti).
Un terzo dei 22 capitoli riguarda espressamente i prati di montagna: sono dettate precise norme per le operazioni di segagione. L’articolo 4 fissa l’inizio dello sfalcio il primo giorno dopo san Cristoforo (25 luglio). All’articolo successivo è fatto divieto di trasportare il fieno alla villa prima di tre giorni dall’inizio dello sfalcio, per dare il tempo a tutti di concludere i lavori di sfalcio onde evitare di danneggiare col passaggio dei carri gli appezzamenti non ancora falciati. Il resto degli articoli riguarda la manutenzione e l’uso delle strade, il taglio di legname, la regolamentazione delle calcare e delle carbonare.

Il regolamento forestale del 1556 per le ville di Mollaro, Segno, Torra e Tuenetto

Il documento datato 4 gennaio 1556 il cui originale in pergamena è conservato nell’archivio della Biblioteca Provinciale dei PP. Cappuccini di Trento, riporta il regolamento per lo sfruttamento delle risorse forestali delle ville di Mollaro, Segno Torra e Tuenetto dei boschi di Zirò, Bósc’, Dòs e Agnia. Esaminando l’atto che consta di 13 articoli, si nota in particolare la rilevanza assunta dal bosco come fonte di risorsa per l’economia delle comunità della Pieve di Torra. Basti dire che la maggioranza degli articoli dispongono il divieto di tagliare pini, querce, larici e abeti nei predetti boschi, e la proibizione di far brocone, còleri e rolla (il brocón serviva da lettiera per gli animali ed è l'erica; còleri voce dialettale per significare nocciòli; la rolla dovrebbe corrispondere al vocabolo dialettale èrola cioè èdera). Diversi articoli concernono la «saltaria» ovvero l’ufficio di guardia boschi che toccava a turno alle quattro ville consorti. La Regola era convocata ogni anno il 18 ottobre nel giorno di san Luca. Alla stesura della Regola davanti al notaio Simone del fu ser Antonio fu ser Nicolò Chini di Segno erano presenti per la villa di Tuenetto Zanoto del fu Baldassare Morati di Tuenetto piccolo, regolano della detta villa di Tuenetto piccolo, presenti e consenzienti suo fratello Giovanni, Eusebio figlio del fu Gaspare Morati, Eusebio figlio del fu Melchiore Morati (Zanotus filius quondam Balthasaris Morati de Tueneto parvo regulanus villae dicti Tueneti parvi, presentibus Ioanne eius fratre Eusebio filio quondam Gasparis Morati, Eusebio filio quondam Melchioris Morati, consentibus).
Un secondo regolamento forestale riguardante questi boschi fu elaborato nel 1697 mantenendo le linee generali del primo soltanto adattandole alla nuova situazione.

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Scorcio di Tuenetto in un dipinto eseguito da un soldato tedesco durante l'ultima guerra (Propr. Elsa Melchiori)

Le contese fra le comunità

Prà Colombai

Nel corso del XV secolo scoppiarono violente contese tra gli uomini di Tres e gli altri paesi della Pieve di Torra. Era accaduto che nel 1445 alcuni uomini della Pievi di Torra e Taio si erano recati armati sul monte Prà Colombai, località poco sopra l’abitato di Tres sul confine con Vervò, con l’intento di danneggiare quelli di Tres che si reputavano legittimi proprietari del gazzo (bosco recintato, novello, in dialetto “giaz”). Nonostante l’intervento dei saltari avevano cominciato a tagliare le piante e fu così che quelli di Tres inoltrarono un procedimento contro le comunità delle Pievi di Torra e Taio allo scopo di difendere il proprio patrimonio boschivo. Dall’altra parte, in risposta a questa petizione, si sosteneva che Prà Colombai era da sempre un possedimento comune in uso collettivo con quelli di Tres. Per dirimere la lite si delegarono il capitano generale della città di Trento, al vicario della comunità di Cunisberg “Iudices, Auditores, et Commissarii deputati”. Questi recatisi sul luogo della controversia assunsero uomini onesti di provata fede ed amanti della verità per controllare i confini e le parti sottoposte all’attenzione dei commissari. Sentiti i testimoni ed esaminate le prove, la commissione stabilì che le molestie fatte dagli uomini delle Pievi di Taio e Torra fossero punibili con il pagamento di 100 grossi da versare nella cassa vescovile e che a Tres dovesse essere restituito il pieno possesso di Prà Colombai. Pronunciata questa sentenza le comunità pievane decisero di opporvisi, ma con sentenza del 25 maggio 1447 i giudici decisero di confermare la condanna alle comunità di Taio e Torra, unico loro diritto riconosciuto fu quello di transitare sul monte e nel gazzo per il trasporto del legnatico e del fieno come avevano sempre fatto.

Rodeza, Predaia e Monte Corno

Con documento datato 1438 le ville di Taio, Tres e quelle della pieve di Torra (tranne Vervò) ricevettero l’immissione nel possesso del monte Rodeza da parte dei Thun come riconoscimento per i servigi prestati dalle comunità ai nobili di Castel Bragher. Trovandosi però questa località a confinare con le pertinenze di Vervò, sorsero subito questioni di confine che furono origine della lite scoppiata nel 1509 tra Vervò e le comunità delle Pievi di Taio e Torra. Poiché da tempo si verificavano risse e discordie per dirimere la contesa si decise di affidarsi ad una commissione di arbitri. Alla presenza dei sindaci e dei testi la commissione di giudici fissarono i termini di confine assegnando la parte meridionale della Rodeza a Vervò.
Il problema si ripropose solo tre anni dopo, nel 1512, per l’uso del monte comune di Rodeza e della Predaia. Fu nominata una commissione arbitrale che il 12 settembre 1512 “non per viam iuris, sed per viam pacis et concordii” annullò la sentenza del 1509 e furono fissati nuovi termini. Con questa sentenza si procedette alla suddivisione della montagna nelle pertinenze delle singole comunità confermando antichi termini.

Bosco dei Còleri

Nel documento del 5 ottobre 1745 nel quale è ratificata la divisione del monte tra le comunità delle pievi di Taio e Torra si stabilì di procedere alla spartizione del bosco detto ai Còleri. La località è un bosco di circa 200 ettari piantato a conifere che dalla piana di Mollaro digrada verso sud. Per l’uso di questo bosco già esisteva dal 1556 la Regola che fu rinnovata nel 1697 (per Tuenetto da Melchiore Melchiori) e tuttavia la frequenza delle controversie e l’incapacità di difendere il patrimonio boschivo spinsero alla convinzione che era meglio spartirsi pascoli e boschi in singole pertinenze. L’8 settembre 1741 i rappresentanti delle ville di Segno, Torra, Vion e Tuenetto si riunirono al “Plan del Sant” per discutere sulla distribuzione delle porzioni di selva (che secondo un antico costume venivano estratte a sorte). A Mollaro con le ville consorti di Torra e Tuenetto fu concesso il privilegio di scegliere la porzione che voleva, ma nonostante gli accordi le ville di Segno e Vion fecero causa contro questo beneficio. Tre anni dopo le ville giunsero alla divisione del bosco comune come era stato originariamente pattuito. Fissati i termini la prima parte, quella nei dintorni di Mollaro spettò a Mollaro, Tuenetto e Torra, la seconda a Segno e Vion. Nel maggio 1771 il colomello di Mollaro, Tuenetto e Torra decisero di spartirsi il bosco in due parti uguali. Alla comunità di Tuenetto spettò la parte di bosco dal termine della Borcola (o Crosara) fino al rivo Pongaiola verso Toss.

Bosco del Cirò

Il luogo detto Cirò è situato a nord del paese di Tuenetto un tempo era un’importante risorsa forestale e anche pascolativa per gli ampi prati alternati alla fitta selva. Il Cirò a far fede agli antichi documenti sembrerebbe far parte delle pertinenze di Torra e tuttavia l’uso di questo territorio fu oggetto di contese senza fine tra le ville della pieve di Torra concluse solo con la divisione. La prima vertenza è attestata nel 1327 quando le ville di Torra, Vion, Segno, Mollaro, Tuenetto e Dardine fecero causa contro Priò perché gli uomini di questa villa impedivano a quelli delle prime di pascolare il bestiame nel luogo detto «le Mosnelle» come s’era fatto pacificamente per molti anni. L’arbitro nominato a dirimere la vertenza riconobbe alle ville della pieve di Sant’Eusebio lo “ius pasculandi” in comune con Priò, a cui riservò comunque il diritto di fare legna, di raccogliere pietre e tutte le altre attività silvestri tranne “frattare”, zappare e arare.
In seguito fino al 1509 non sono pervenute altre notizie sull’uso del Cirò. In questo anno furono piantati i termini del bosco con i vicini di Tres. I beni appartenuti agli abitanti di Malgolo (il villaggio che si presume si trovasse nelle pertinenze della pieve di Torra) erano divenuti proprietà di Tres i quali uomini oltrepassavano regolarmente i termini per far legna e pascolare nel territorio di Torra. Per evitare lungaggini processuali, le parti decisero di venire ad un compromesso e si rivolsero a degli arbitri che ebbero l’incarico di fissare i termini di confine. Considerate tutte le carte e le posizioni il collegio arbitrale delimitò le proprietà. Questa sentenza non venne però accolta dagli uomini di Tres che la ritenevano svantaggiosa e il 16 aprile del 1510 il Capitano generale delle valli emise una seconda sentenza che sostanzialmente ricalcava la prima. Il Regolamento del 1556 che riguardava anche il Cirò, non impedì che nel 1611 insorgesse un’altra lite tra i vicini di Priò e quelli delle altre ville. Il motivo del contendere fu ancora quello riguardante il diritto di pascolare nella località «le Mosnelle» per le ville della pieve di Torra. Esaminate tutte le testimonianze, vista la sentenza del 1327, Priò fu condannato al pagamento dei danni subiti dalle ville della pieve di Torra per le illegittime pignorazioni fatte. Anche il Cirò analogamente al bosco dei Còleri fu spartito tra le varie comunità con documento datato 27 settembre 1745. La puntuale regolamentazione dei boschi non evitò liti e cause processuali che si riproposero sempre uguali nel corso dei secoli dimostrazione della grande importanza che le comunità attribuivano ai beni silvopastorali.


1848 - Arbitrato per la divisione del Cirò

1879 - Documento divisionale del Cirò

1879 - Topografia

Fino agli anni venti del secolo scorso il Comune di Tuenetto, procedeva annualmente, in genere verso la metà di luglio, all’incanto per la vendita di “pezzi di segande fieno nella montagna Rodezza”. La parte del monte comunale Rodezza destinato a fieno era suddiviso in tre parti: la prima detta “dei grassi”, la seconda “alla busa dei piani” e la terza detta “punta dei piani”. Un quarto lotto era assegnato in Predaia (alle “sorti”). Confrontando le aste di diverse annate sul finire dell’800, il prezzo di prima “grida” assegnato ad ogni lotto era di 5 fiorini per il primo, 6 per il secondo e 4 per il terzo; il quarto lotto, alle “sorti” in Predaia per il prezzo di fiorini 1. La vendita era regolata da precise condizioni: la seganda durava solo per l’anno in corso; il taglio dell’erba doveva essere eseguito non prima del giorno stabilito dalla rappresentanza comunale; il fieno doveva servire per il solo uso interno della villa di Tuenetto; per ogni seganda erano assegnati anche due “palanchi” (in dialetto late, servivano per tener fermo sul carro il fieno fasciato con le funi, fum; ne occorrevano almeno due, una per lato) che non potevano però essere tagliati che in seguito della designazione della guardia boschiva: la seganda era attribuita al miglior offerente partendo da una base d’asta.
Oggi, sopravvive una modalità analoga per il legnatico: un’apposita commissione dopo aver numerato le sorti prescrive i termini e l’assegnazione avviene mediante l’estrazione del numero da parte degli interessati che ne hanno fatto richiesta.

Nel corso del 2020 c'è stata una variazione delle proprietà comunali di Tuenetto nelle vicinanze della cros dei Plazi; una piccola porzione è stata permutata con altro terreno i cui confini sono ad ora sconosciuti sottoscritto.


1849 - Incanto della segagione sul Monte Rodeza

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Le guide storico-turistiche

JACOPO ANTONIO MAFFEIPeriodi istorici e topografia delle valli di Non e Sole, 1805 - p. 123

Jacopo Antonio Maffei è uno dei personaggi di spicco della valle di Non. Nato a Revò nel 1745 conseguì la laurea in filosofia. Dopo gli studi, rientrato a Revò, si dedicò principalmente alla gestione delle proprietà agricole di famiglia. Amante dell’erudizione era in collegamento con le massime autorità intellettuali della sua epoca e fu membro dell’Accademia roveretana degli Agiati. L’amore per la sua patria produsse l’opera in cui così menziona Tuenetto:

Verso mattina su d’una eminenza si ritrova una picciola Villa detta Tuenetto; questa è composta da cinque o sei case, che comprendono dodici in tredici famiglie tutte del medesimo cognome Melchiori fuorché una. Questa Villa con alcune case disperse nelle contigue Ville formano un feudo, e li abitanti di essa sono sudditi peculiari de' Conti di Thunn di C. Brughiero, e Caldes, come abbiamo testé accennato.


GIOSEFFO PINAMONTILa Naunia descritta al viaggiatore, 1829

Don Gioseffo Pinamonti, intellettuale, uomo di scienza e di religione, filosofo, commediografo nacque a Rallo nel 1783 e morì nel 1848. Educatore di rampolli di famiglie nobili dell’orbita della famiglia Thun, si impegnò molto per aiutare la sua valle ad uscire dalla miserie di quell’epoca. In questa sua opera, che precorre le più moderne guide turistiche, non nomina Tuenetto.

AGOSTINO PERINIDizionario corografico del Trentino, 1854

Di ingegno poliedrico, Agostino Perini nacque a Trento nel 1802 si impegnò in diversi lavori tra cui applicato forestale, maestro di disegno, segretario della Società Agraria e tipografo. Pubblicò vari saggi di argomento geografico e storico. Nel 1836 fu ascritto all’Accademia degli Agiati di Rovereto. Fondò nel 1848 la Gazzetta di Trento, organo di stampa del Comitato patrio trentino, che promuoveva una vivace campagna per l’autonomia del Trentino dal Tirolo tedesco. Morì a Padova nel 1878. Così descrive Tuenetto:

Capitanato di Cles, distretto giudiziale di Mezzolombardo. Abitanti 105, case 13. Estimo fiorini 2212, cor. 55. Piccolo villaggio situato alla sinistra del Noce, il quale formava anticamente una giurisdizione dei conti Thunn, e giace poco discosto dal castello originario di questa famiglia.

OTTONE BRENTARIGuida del Trentino, 1890 - p. 45

Ottone Brentari nacque a Strigno nel 1852, fu geografo, storico, giornalista e politico italiano, irredentista e autore di numerose guide turistiche del Trentino. Morì a Rossano Veneto nel 1921. Nella sua Guida accenna sommariamente a Tuenetto:

A pochi minuti a N di Mollaro è Tuenetto (c. 15, ab. 96, estens. 0,26 km2); chiesetta di S. Rocco.

CESARE BATTISTIGuida di Mezzolombardo e dintorni, 1905 - p. 111

Cesare Battisti nacque a Trento nel 1875, fu fervente patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano. Celebre per il suo irredentismo fu nondimeno un valente geografo le cui opere sono fondamentali per lo studio del Trentino. Morì a Trento per mano del boia nel 1916. Nella sua guida, Tuenetto viene appena sfiorato:

Da Mollaro si prosegue per TUENNETTO (m. 493) a destra e a sinistra per TORRA.

CARLO GIUSEPPE CALLOVINIGuida storica e turistica dell’Anaunia, 1971 - p. 138

Carlo Giuseppe Callovini nacque a Brez nel 1916, venne ordinato sacerdote nel 1940. Dopo essere stato cooperatore a Revò, fu nominato beneficiato di S. Maria Maggiore a Roma, dove rimase fino al 1985, anno del suo pensionamento. Nello stesso anno si trasferì a Trento dove morì nel 1988. Compilò un’agile guida della Valle di Non dove Tuenetto è così ricordato:

Nel 1432 una peste avrebbe quasi distrutto il paesino che segue, TUENETTO (m. 493). Ha ancora 80 abitanti, con una bella chiesina in onore a S.Rocco, risalente al 500 e restaurata nel 900, con decorazione del Pancirolli (1915) e la pala dell’altare del Costanzi (1715).

ALDO GORFERLe valli del Trentino (Trentino occidentale), 1975 - p. 663

Aldo Gorfer nacque nel 1921; noneso di Cles, fu un giornalista professionista. Autore di numerose opere fondamentali per la conoscenza di vari aspetti del Trentino. Morì nel 1996. In questo suo lavoro presenta Tuenetto con qualche imprecisione, ma toccando le peculiarità del paese:

Il paese è stretto in una spianata tra le valli del Rio Maggiore e del Rio Panarotta, dominato, a nord, dalla costruzione della chiesa di Torra, alta sul dosso roccioso. La tradizione vuole che Tuenetto sia stato spopolato dalla celebre peste del 1439; si salvò soltanto una donna che, sposatasi con un certo Melchiorre, servo dei conti Thun di Castel Bragher, avrebbe dato nuova vita al paese. Tuenetto, infatti, dipendeva dalla giurisdizione di quel castello, mentre, invece, Segno e Torra, erano dipendenti dalla giurisdizione di Castel Thun. La chiesetta di S. Rocco (ricordata nel 1579) è isolata nei campi con il cimitero a lato. Il sagrato è recintato da pilastrini che reggono dei ferri battuti. La statua del santo protettore campeggia nella nicchia sopra la porta. L’altare ligneo è stato dipinto nel 1715 da G.B. Costanzi. La decorazione è di P. Pancirolli (1915). [1913]
Presso Tuennetto, sulla strada provinciale, c’è il deposito dell’acquedotto potabile della zona, che sottese gli antichi pozzi, costruito su progetto dell’Ing. Apollonio negli anni Trenta. [trattasi in realtà dell'acquedotto ad uso irriguo]

FOTOGRAFIE
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Anni 60 - In primo piano Mollaro sullo sfondo Tuenetto e le sue campagne

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La foto mostra la fontana al centro della piazza

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Foto aerea della metà degli anni '80

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Nella fotografia è ben visibile la strada Nr. 2 per Priò

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Veduta di Tuenetto e delle sue campagne da nord

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Le varsèle viste da Torra (1 marzo 2021)

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Tuenetto visto dalla «val»

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2016 - Vista dai dossi di Torra (da ovest)

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Tuenetto invernale

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16 gennaio 2011 Tuenetto visto dal ciampét

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Nevicata del 4-5 dicembre 2020 (veduta di Tuenetto da ovest)

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Veduta di Tuenetto da Mollaro, evidente la trasformazione del «Cirò»

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La «val de la Lama» in Predaia segna il confine tra Tuenetto e Coredo

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La strada della «val de la Lama»

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La via nuèva la strada che porta nelle proprietà di rodéza

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La strada della bórcola sul versante a est (proprietà di Tuenetto) in disuso

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Anni 20 - Veduta dal Cirò, le «valesèle» coltivate a vigneto

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Il «Bàit del Milio», l'unico edificio di Tuenetto che mantiene l'aspetto originario

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La strada verso la Chiesa (via di san Rocco)