Giuseppe Tarter il pittore degli angeli

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Fresco di ordinazione

Giuseppe Tarter di Eugenio e Clementina Tarter fu sacerdote, maestro, pittore e poeta. Nacque nel 1885 a Romanore vicino a Mantova dove casualmente erano in quel momento i suoi genitori ― venditori ambulanti ― entrambe di Dardine. Crebbe nel paese noneso e quelli che l’hanno conosciuto lo ricordano intelligente e di animo buono; per qualche anno abitò con la famiglia a Mollaro nella casa tutta in legno (sulle pertinenze della attuale scuola materna) chiamata “Villino alla Croce – Villino alla Pace”. Per il suo carattere mite e per la sua intelligenza fu avviato agli studi in collegio a Trento. Ottenuta la maturità classica, proseguì frequentando il corso teologico presso il Seminario Diocesano e ricevette l’ordine sacro nel 1910.
Dopo brevi esperienze in varie parrocchie trentine, nel 1912 fu incaricato di assicurare la prima messa nel villaggio di Sternigo nel pinetano. Nel 1923 conseguì l’abilitazione magistrale e si dedicò all’insegnamento, prima a Sternigo e poi in parecchie altre scuole del Trentino; Nomesino (in Val di Gresta), Valmorbia (in Vallarsa), Cassana (in Valle di Sole). Nel 1954 giunse a Mollaro concludendo qui la sua carriera di maestro elementare nel 1955.
Ottenuta la pensione chiese di ritornare a Sternigo ove visse fino alla morte avvenuta l'8 dicembre 1972 quando aveva 87 anni. Per il suo prolungato soggiorno a Sternigo si considerava egli stesso “en nònes deventà pinàitro”. Tanto era amata e conosciuta la sua figura, che a Sternigo gli è stata intitolata la strada principale e a Baselga di Pinè porta il suo nome la Scuola secondaria di primo grado. Don Giuseppe aveva una personalità originale e delinearne un profilo umano e artistico è molto difficile. Fu un uomo di grande valore che affidò alla pittura e alla poesia l’espressione della sua sensibilità artistica. Per tutta la vita affiancò alla sua attività di prete e maestro anche quella di pittore e poeta. Come spesso accade, non fu particolarmente apprezzato quand’era in vita e ben pochi erano a conoscenza della sua vasta produzione artistica sia poetica che pittorica.

Pittore

A colmare questa lacuna fu una mostra retrospettiva allestita a Baselga di Pinè nel 1999. Accanto a questa esposizione fu pubblicata una monografia curata da Renzo Francescotti dal titolo «Don Giuseppe Tarter, il Pittore degli Angeli» nella quale l’autore scriveva “don Giuseppe Tarter è un personaggio, un artista singolare ancora tutto da scoprire”. Sorprendente la sua produzione artistica sia per quantità e varietà di opere che raggiungono talvolta livelli qualitativi apprezzabili se si considera che don Giuseppe non poté compiere studi accademici.

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Maestro elementare

Don Giuseppe eseguì prevalentemente opere a soggetto religioso. Oltre alle pitture murali in diverse chiese del Trentino produsse diverse pale d’altare; di queste ne restano cinque: una a Miola di Pinè del 1921 che raffigura la Madonna col Bambino e ai piedi san Rocco e san Sebastiano, una seconda a Ferrari del 1923 (frazione di Baselga di Pinè) con soggetto sempre la Madonna col Bambino e senza santi ma con raffigurato il paesetto di Ferrari alla base, un’altra nella chiesa di Trambileno dipinta nello stesso anno raffigurante san Rocco di straordinaria bellezza per i colori e la raffinatezza della figura; quella della Chiesa di Pozzacchio (Vallarsa) del 1934 con la Madonna Assunta Sant’Antonio abate, e sant’Antonio da Padova è una delle più grandi; l’ultima eseguita nel 1966 nella Chiesa Parrocchiale di Sinigo (Merano) raffigurante san Giusto.

I dipinti murali rappresentano la parte più vasta dell’opera di don Giuseppe: a Valle san Felice (1931) battistero, a «Casa Beneficio Paoli» a Nanno una Madonna tra due Angeli nel 1932; a Ceola (Val di Cembra) Annunciazione e Natività di Gesù nel 1933; tra i più importanti nella chiesa di Valmorbia con una Presentazione di Maria al Tempio (1934) un’Annunciazione, lo Sposalizio di Maria, una via Crucis (1940); nel 1937 dipinge a Tenno l’Annunciazione (tema prediletto da don Giuseppe) e altre scene a soggetto mariano; del 1939 il ciclo di notevole qualità nella chiesa di Dietrobeseno con Figure di Angeli, una Vergine e Angelo dell’Annunciazione. Un trionfo di Angeli che gli valgono l’epiteto di «Pittore degli Angeli».

Altri lavori ha eseguito nelle chiese di Roncegno (1941), Cassana in val di Sole (1947), Piano di Parrocchia (1951), e infine a Sternigo dopo il 1956. Purtroppo sue pitture murali sono state scialbate ― e c’è da chiedersi perché ― nelle chiese di Raossi e Parrocchia in Vallarsa, a Cassana in val di Sole, a Canale di Pergine, ad Agrone nella Valle del Chiese.
Don Giovanni Avi, curatore della mostra retrospettiva del 1999 afferma che: “È del 1905 la sua prima opera pittorica documentata: la «Crocifissione» del capitello di Mollaro (ora scomparsa)”. Nulla sappiamo di tale opera, è certo invece che nel 1948 il capitello ristrutturato a cura della ditta «Paravinil» fu affrescato con due angeli oranti e altri fregi da don Giuseppe (firmati D.Giuseppe Tarter 15/9/1948).
Oltre all’importante produzione pittorica non vanno tralasciati i sipari teatrali, i ritratti a carboncino, a matita colorata, a penna, gli acquerelli e i quadri ad olio. Il colore è l’elemento cruciale dei suoi dipinti; tinte calde e vibranti, una fantasia creativa, che ricorda la corrente artistica dei Fauves.


Poeta

A far conoscere la produzione poetica di don Giuseppe è stato pubblicato un volume a cura di Giovanni Avi e Elio Fox dal titolo «Poesie di don Giuseppe Tarter» edito dal Comune di Baselga di Pinè. La prima poesia che si conosce di don Giuseppe è del 1909 scritta in occasione dell’ordinazione sacerdotale del fratello don Cirillo. Don Giuseppe scrisse in lingua italiana, ma anche tanto in dialetto (sia noneso che pinaitro). Nella poesia in italiano dimostra una preparazione culturale di primo livello, data dai suoi studi classici e teologici. Nella poesia in vernacolo invece don Giuseppe rivela il suo spirito satirico ed ironico, ma sempre bonario; osservando e cogliendo gli aspetti comici o ridicoli della gente con il dialetto li rende più spontanei e freschi.
Nella pittura come nella poesia il mondo di don Giuseppe è sereno, armonioso, a volte svagato nonostante la sua vita di prete non sia stata priva di incomprensioni e qualche amarezza.

Ascolta:
De sera… Dialogo fra nonna e nipotino

Ascolta:
Il pioppo della Croce a Mollaro



FOTOGRAFIE

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Anni 50 maestro a Mollaro

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In pensione a Sternigo

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Con i suoi scolari a Mollaro

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La casa natale a Dardine




OPERE

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Fiori rossi

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Gladioli

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Per gli sposi

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San Rocco nella chiesa di Trambileno

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Angeli

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Natività

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Ecce ancilla domini

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Il capitello a Mollaro

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Annunciazione tema assai caro a don Giuseppe

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Tripudio di angeli a Valmorbia