Sommario di storia

Per quanto riguarda l'età preistorica e i secoli che precedettero la dominazione romana, evidentemente, è del tutto inutile inoltrarsi con qualsiasi ipotesi in merito ai nostri paesi quali sono oggi. Sicuramente erano inesistenti anche solo per il fatto che uno dei caratteri particolari dell’uomo preistorico era il nomadismo e quando un luogo non soddisfaceva i suoi bisogni andava alla ricerca di nuovi luoghi da sfruttare. Solo con l’esercizio dell'agricoltura e dell'allevamento degli animali, l'uomo, non dovendo più spostarsi per nutrirsi, diede vita ai primi villaggi agricoli.

L'età romana

Testimonianze del dominio romano sono disseminate in tutta la valle di Non. La scoperta più celebre, in relazione al periodo romano, è la Tavola Clesiana reperto rinvenuto nel 1869 a Cles; esso documenta che l’imperatore Claudio concesse la cittadinanza romana agli Anauni ai Sinduni e ai Tulliassi, le popolazioni, si presume, stanziate in valle. Seppure del tutto casuali sono di notevole interesse anche i ritrovamenti avvenuti a Vervò sede dell’antico castelliere e relativa guarnigione militare, posto a guardia dell’antica via di comunicazione (preistorica).
Nei luoghi più vicini a Tuenetto, l'archeologo Giacomo Roberti cita nella sua carta archeologica il ritrovamento avvenuto a Taio nel 1886, di alcune sepolture con relativi corredi di ceramiche, lucerne e monete risalenti al I e III secolo a.C. Inoltre sembra non esserci dubbio che Segno sia stata in origine una piccola stazione militare romana; a testimonianza, ci sarebbe il nome del paese stesso ritenuto di origine romana, il toponimo Torrazza nelle vicinanze del villaggio luogo sul quale sarebbe sorta una torre romana. La scoperta poi di alcune sepolture romane nei pressi del medesimo luogo sono una ulteriore prova della presenza di Roma nella Pieve. Ancora, nel luglio del 1959 durante la costruzione della strada di collegamento tra Mollaro, Torra e Vion venne scoperta un’anfora di epoca romana lunga circa 60 cm. e diametro superiore di 40 cm. che è conservata presso la chiesa di S. Sigismondo di Vion. Con l'anfora si sarebbero rinvenuti anche dei monili, la cui sorte è ignota.

Chissà se sulla balza ove poggia Tuenetto vi fosse ai tempi di Roma qualche insediamento umano. Va detto tuttavia che autorevoli studi sulla viabilità dell'Anaunia ai tempi celtico-romani, hanno individuato un tracciato che dalla Rocchetta, dopo aver toccato Dercolo, Quetta e le Ischie di Denno, attraverso una traballante passerella sopra il Noce raggiungeva la piana di Mollaro per salire al passo Predaia transitando sul terrazzo ove sorge Tuenetto.

Una curiosità letteraria, composta dall'illustre cittadino di Tuenetto, Don Angelo Melchiori, che così poetava cantando dell'Anaunia e della sua antica storia:

…fra queste selve, che l’acuto aroma
versano ai venti dalla folta chioma
squillò a battaglia la romana tromba:
oggi ne giunge ancor da qualche tomba
aperta l’eco dell’antica Roma.
Latino è il nostro suolo e il nostro sangue,
qui noi pose natura a questa terra
custodi, final forza che non langue.

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L'anfora romana rinvenuta a Vion nel luglio del 1959

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Il Dominio Longorbardo

I Barbari

Con la fine del dominio romano irrompono nel territorio trentino altre popolazioni. Prima i Goti poi gli Ostrogoti (Austrogoti), e sul finire del VI secolo comparvero i Longobardi a loro volta scalzati dai Franchi.
È in questo contesto che si inserisce la nota vicenda del «Castrum Anagnis» individuato dallo storico Paolo Diacono "ai confini d'Italia" e che alcuni hanno indicato nell'attuale Nanno (con qualche dubbio a favore dell'intero territorio Anaune).
Il fatto riguarda l'occupazione da parte dei Franchi dell'Anaunia (Castrum Anagnis) dapprima riconquistato dai Longobardi guidati dal conte Ragilone "de Lagare", ma al ritorno nuovamente sconfitti sulla piana di Mezzolombardo. Questo fatto portò alla guerra aperta che vide i Franchi sconfitti. Il governo Longobardo doveva comunque finire nel 774, quando i Franchi di Carlo Magno, sconfitto l'ultimo re longobardo, ebbero il dominio dell'intero Trentino.

Tracce di queste genti si rinvennero anche nella Pieve di Torra; nel 1902 fu trovata la sepoltura di un uomo con una spada longobarda e nel 1960 un altro ritrovamento di tombe risalenti alle età barbariche. A parte queste esigue testimonianze nessun altro fatto documentato può collegare il territorio della Pieve e men che meno di Tuenetto a quest'epoca.

Il Principato vescovile di Trento

Durante il governo dei Franchi vi fu un generale rafforzamento dell'autorità dei vescovi a causa della crisi dell'Impero e delle sue strutture istituzionali. Fu in questo contesto che l'imperatore Corrado II detto il Salico il 31 maggio 1027 affidò al vescovo di Trento il potere temporale nelle contee di Trento, Bolzano e Venosta.
Il Principe vescovo si avvaleva di una cosiddetta avvocazia ufficio affidato a famiglie di rango nobile. La più celebre di queste famiglie che ricoprirono l'incarico fu quella dei conti di Tirolo-Gorizia (i quali rovesciando il rapporto di sudditanza connesso all'incarico, lo trasformarono in uno strumento di controllo sui vescovi scatenando una concorrenza spietata per il potere tra il vescovo e, appunto, i conti).

L'organizzazione del potere vescovile era così strutturato: il Vicedomino (o avvocato o viceconte) che in caso di assenza o di malattia del Signore ne faceva le veci. Subalterne al Principe e al Vicedomino erano le gastaldie. Partendo dall'alta Val di Sole e scendendo lungo il corso del torrente Noce, le sedi di gastaldia erano Ossana, Malè, Livo, Romeno, Cles e Mezzolombardo. Quest'ultima comprendeva i paesi della bassa valle. La rarità di fonti documentarie non consente di affermarlo con certezza, ma forse i piccoli paesi della Pieve di Torra erano sottoposti alla gastaldia di Mezzolombardo. La gastaldia era divisa in più scarie con a capo lo scarione che all'interno del suo territorio aveva pressapoco le stesse funzioni del gastaldione. Se ne trova traccia, tra queste, della scaria di Segno (V.Inama, pag. 102). Le scarie erano a loro volta suddivise in deganie, ma col tempo queste piccole circoscrizioni scomparvero.
Tentando di spingere lo sguardo in quei remoti secoli alto-medievali, le testimonianze documentarie riguardanti Tuenetto sono nulle. Ammettendo che Tuenetto fosse esistito a quel tempo in chissà quale forma, avrà sicuramente condiviso con i villaggi circostanti le sorti politiche, economiche e sociali del resto della Valle.

Le Pievi

Ecclesiasticamente la suddivisione territoriale trentina era composta in Pievi, circoscrizioni che avevano al centro una chiesa a cui il popolo faceva riferimento per il battesimo, la sepoltura, il pagamento di decime ed altri aspetti liturgici. Le chiese minori che sorgevano in ogni villaggio facente parte della Pieve, erano soggette alla Chiesa madre. All'inizio del secondo millennio esistevano nella Diocesi di Trento una settantina di Pievi (cinquanta se si considera solo l’attuale territorio trentino). Tuenetto faceva parte della Pieve di Torra, certamente una delle più antiche del Trentino.

Antichità della Pieve di Torra

Sull'antichità della Pieve di Torra la leggenda narra che affondi le sue radici al tempo di san Vigilio, e tuttavia la più antica notizia che si conosce risale al 1295. Il documento si riferisce alla “Plebs Sancti Heusebii” e parla di un “Dominus Avinantus plebanus”. Una conferma indiretta della remota fondazione della chiesa di Torra si ha da una annotazione del «Libro III dell'intrate della venerabile Parrochiale di S. Eusebio» dalla quale risulta che nel 1755 venne rifusa una campana la quale aveva la seguente iscrizione:

«Xtus vincit. Xtus regnat. Xtus imp. Amen. Renovata anno Xti milesimo hac campana Eccl. P.S. Huseby de Thuro»

(Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera. Rinnovata questa campana della Chiesa di S.Eusebio di Torra anno di Cristo mille).

Don Leone Franch scrive su "Strenna Trentina" del 1936 a pagina 67: «È verosimile che le prime pievi siano state quelle di Sanzeno, Cles, Torra, Denno e Sarnonico che erano costituite già nel secolo V: qualcuna di esse da San Vigilio stesso tutte presto dopo la morte gloriosa dei nostri Santi Martiri».

Marco Benedetto Chini nel suo «Memorie delle Comunità di Segno e Torra» (pag. 134), afferma che la chiesa «fu consacrata curaziale nell’anno 1000 dal vescovo Rinoaldo de Caldes. Fin d’allora era intitolata a s. Eusebio, prete romano sec.V); fu elevata a pieve nel 1128 (secondo alcuni, secondo altri due secoli dopo)».
In ogni caso la Pieve di Torra viene menzionata a partire dal XII secolo e non si conoscono altre prove della sua esistenza in epoche anteriori. A partire dalla sacra visita del Principe vescovo Bernardo Cles del 1537 le notizie sulla Pieve sono più abbondanti. Sul verbale della sacra visita pastorale clesiana si legge che la pieve di Torra

«habet etiam dicta plebs capellas infrascriptas, videlicet in villa Molari capella sancti Marci, in villa Dardani capella sancti Marcelli, in villa Priodi capella sancti Michaelis, in villa Vervodio capella sancti Martini, in villa Vioni capella sancti Sigismundi, in villa Signi Beatae Maria Virginis».

Il documento circoscrive l’ampiezza della Pieve che comprendeva otto villaggi: Torra, Segno, Mollaro, Vion, Dardine, Priò, Vervò e Tuenetto, anche se quest’ultimo non è ricordato, quasi certamente perché la chiesa del paese, che pure si ritiene presente anche se in forma di rozza cappella, non era consacrata. Tale estensione si mantenne fino ai primi decenni del secolo scorso.
La chiesa è intitolata a Sant’Eusebio (la cui memoria è il 14 agosto) è frutto di una completa ricostruzione compiuta tra il 1618 e il 1624 (la data compare sopra il portale della chiesa). L’ultimo arciprete fu Antoniolli Francesco che resse la Pieve dal 1929 al 1956. Nel 1968 pur conservando l’ente parrocchiale, Torra fu attribuita a Segno; nel 1982 la cura pastorale di Torra fu ripresa da una Comunità monastica benedettina (Camaldolesi) che la esercitarono fino al 1993. Tuenetto fu parte della parrocchia di Torra fino al 1975; il 30 novembre 1975, prima domenica d’Avvento, la villa di Tuenetto fu smembrata dalla Parrocchia di Torra e aggregata a quella di san Marco di Mollaro.


Parroci e Arcipreti dell'antica Pieve di Torra


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Organizzazione politica del governo vescovile

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Circoscrizione dell'antica Pieve di Torra
(Tratto da: M.B.Chini, Memorie delle Comunità di Segno e Torra)

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Torra e la sua antica Pieve

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La storia delle comunità rurali di Taio attraverso le Carte di Regola

I comuni rurali

Assai precocemente, anche se le circoscrizioni vescovili sopravvivranno ancora per molti secoli, i singoli villaggi acquisirono dal punto di vista amministrativo un'autonomia specifica. Sulla genesi dei comuni rurali sussistono varie ipotesi. È probabile che sia stata l'esigenza di gestire in comune i diritti sull'uso dei pascoli e del bosco. Altri storici affermano che i comuni rurali nacquero dalla necessità di avere strutture difensive all'interno di uno stesso circondario. In ogni modo sono numerosissime le comunità che a partire dal XIII secolo si dotarono di Carte di Regola per la gestione del patrimonio comune. In esse erano contenute tutte le norme che definivano in modo preciso tutti i momenti della vita contadina: il tempo del taglio del fieno, il taglio del legname, il come e dove accatastare la legna tagliata, le modalità del pascolo del bestiame.

Tra le numerose Regole nonese, non è mai stata reperita quella di Tuenetto e tuttavia è lecito ritenere che anch'esso ne abbia avuta una. Peraltro nella serie di documenti regolanari che va dal XIV e XVI sec. riguardanti la Pieve di Torra si dimostra che la villa di Tuenetto, era riconosciuta come comunità autonoma e aveva la sua parte nell’approvare le regole sulle proprietà boschive e prative in comune con i villaggi vicini. Un atto datato 1 agosto 1312 concernente la divisione del monte Predaia, è specificato chiaramente che esso era diviso tra le comunità di Coredo, Smarano, Sfruz, Tres, Segno, Torra, Vion, Mollaro e Tuenetto fino oltre il Corno di Tres ai confini con Favogna.

Periodi tormentati

La storia del Principato vescovile specie nei primi secoli si contraddistinse per le lunghe lotte tra i sostenitori del papato (guelfi) e i fedeli all'imperatore (ghibellini). Oltre a ciò altre sciagure come frequenti pestilenze che ridussero la popolazione nonesa alla miseria e procurarono malcontento e odio nel corpo sociale.
Dopo che Mainardo I di Tirolo-Gorizia fu investito dal vescovo dell'avvocazia (alla metà del XIII sec.) il suo potere cresce sempre di più e con esso l'instabilità politica della contea tirolese. La violenta contrapposizione tra vescovo e conte del Tirolo, proseguita anche con Mainardo II, terminò con la morte di quest'ultimo (1295) e, seppur tortuosamente, si ristabilì il potere vescovile.
In questo contesto, nel frattempo, i rapporti tra le famiglie di nobili e i Comuni erano degenerati e nonostante qualche timido tentativo di pacificazione da parte del Vescovo, le ingiustizie continuarono. Alle contese tra i nobili rurali e i Comuni si aggiunsero quelle tra le famiglie nobili dei castelli che erano tutte avide di arricchire. Per porre qualche rimedio a questa situazione fu sancita una pace nel 1330 con un atto steso in Taio che avrebbe dovuto durare un quinquennio. Nel documento, tra i contraenti dell'accordo, figura un ser Ropretus de Thueno. Lo storico Paolo Odorizzi, afferma che questi fosse appartenente alla nobile stirpe di Notai di Tuenetto (de Thueno). L'ipotesi è di da trattare con la massima prudenza. Essendo il Ropretus citato nel documento, in compagnia di personaggi appartenenti alle più illustri famiglie nonese del tempo, tutte con castello, parrebbe inverosimile e tuttavia non improbabile anche alla luce di quanto sostiene l'Odorizzi circa la stirpe di Tuenetto di cui si parla nei capitoli «Le origini del nome» e «Tuenetto e Castel Bragher».
Il documento di questa pace secondo Vigilio Inama è conservato nell'Archivio dei Conti Thunn di Teschen in Boemia. L'Inama nella sua «Storia delle Valli di Non e di Sole» lo riassume a pag. 200 e trascrive l'elenco di tutti i contraenti:

Dns Manfredus de castro Clesio, Vilelmus de Sancto Hippolito, Ribaldus de Runo (Rumo), Bertoldus de Romalo, Dni Vilelmus, Nicolaus, Varnandus de Arsio, Dni Sicherius (col suo figlio naturale Vilelmus e i fratelli Holi (?) et Ancius de Malusco, Dni Simon (2°), Bertoldus, Simon (3°) de Tono - Ser Ropretus de Tueno, Ser Oluradinus de Molario, Franciscus et Odoricus de Tajo, Ser Conradus de Tassullo, Petrus de Rallo, Pedracius de Caldesio, Magister Conradus de Revò, Morus de Romeno, Federicus et Conradus de Coredo, Bertoldus f. Odorici de Arso et Varnerius de Caldesio.

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Mainardo II conte di Tirolo-Gorizia

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Tavola genealogica dei Domini de Thueno (Tratto da: P.Odorizzi, La Val di Non e i suoi misteri V.1)

Il XV secolo

Il XV secolo si apre con una condizione economica della popolazione piuttosto misera a causa delle vicende tumultuose e varie calamità. Si sa che anche Tuenetto fu interessato da una pestilenza nel 1439 e di questo si parla nel capitolo «Tuenetto e la peste».
La sicurezza era precaria. Sulla caccia e sulla pesca i diritti erano ancora una volta appannaggio dei nobili castellani e spesso anche queste erano causa di sommosse popolari. È il secolo della rivolta di contadini guidata da Rodolfo Belenzani all'inizio di febbraio del 1407 a Trento alla quale seguirono moti di ribellione anche in Valle di Non e di Sole. Le motivazioni di questo perenne malcontento erano sempre le stesse e c'è da aggiungere il comportamento iniquo degli impiegati vescovili che commettevano sopraffazioni d'ogni tipo.
In valle di Non appena sbollite le ire rivoltose, esiliati gli agitatori, tutti gli altri furono perdonati e anzi il vescovo confermò i privilegi dei quali godeva la valle e che rimasero in vigore per tutto il secolo. Il territorio della Valle di Non era fortemente frammentato e la famiglia Thun che tanta importanza riveste nelle sorti di Tuenetto, aveva acquisito la supremazia. A complicare questo quadro politico-economico si inserì la guerra che l'Imperatore e Conte del Tirolo Massimiliano intraprese contro La Repubblica di Venezia e che costò notevole sforzo finanziario da parte dei sudditi.

Rarissime le notizie su Tuenetto, ma tra queste ve n'è una che riveste una certa importanza in quanto attesterebbe la presenza di una famiglia nobile (di Notai) a Tuenetto: 1438, 29 giugno festività dei SS. Pietro e Paolo, in Dermulo, Sigismondo fu Simone di Thunn, a nome proprio e del fratello Antonio, affidò alle comunità di Tres e Vion, Segno e Torra, Dardine, Mollaro, Tuenetto e Taio la regolania che a suo tempo esercitava Ottone di Tuenetto. In rappresentanza di Tuenetto e Mollaro era presente Daniele del fu Giovanni «sindico delle ville di Molaro e Tuyeno» quando regolano era Federico fu ser Ottone de Tuyeno (Tuenetto).
[AA.VV. Taio nel XV e XVI secolo - pag. 272].

I secoli XVI, XVII il Concilio e stregonerie

Le crescenti richieste di uomini e denaro (rastrellato mediante le famose steore o talioni) da parte dell’arciduca Sigismondo d’Asburgo prima e dall’imperatore Massimiliano I poi, in qualità di conti del Tirolo, determinarono la disputa fra le comunità che si ritenevano «gravate» dal fisco rispetto ad altre, meno afflitte e dette appunto «non gravate». Ci volle una commissione composta dal Capitano e dall'Assessore della Valle per giungere ad una soluzione detta «Sentenza Compagnazzi» (dal notaio che la stese Gerolamo di Alessandro Compagnazzi di Tuenno). Il giudicato stabiliva quanto in denaro o in soldati ogni pieve dovesse contribuire in caso guerra e regolò i privilegi dei nobili rurali. La sentenza Compagnazzi rimase in vigore fino alla secolarizzazione del Principato all'inizio dell'800, sollevando pure qualche controversia (ancora durante il XVIII secolo); emblematica in questo senso, è la situazione di Mollaro che nonostante la riduzione da 20 a 3 «fuochi fumanti» per via della peste si trovava a pagare per 7,5 fuochi.
Per un approfondimento di questa sentenza e per la definizione di «fuochi» si veda Qui

In questi anni la Chiesa tridentina era retta da Bernardo Cles (1485-1539), nominato Cardinale nel 1530. Il cardinale Cles fece ogni sforzo per far designare Trento a sede del Concilio e ci riuscì felicemente, non potendo tuttavia assistere nel novembre del 1542 all’ingresso dei primi messi pontifici.

La chiesa di Tuenetto per Bernardo Clesio, o forse meglio per i suoi funzionari, non esisteva; nella visita pastorale del 1537 infatti, non si fa alcuna menzione di una chiesa nel paese mentre si descrivono dettagliatamente quelle delle altre ville della pieve di Torra. Tuttavia la presenza a Tuenetto di una cappella è quasi certa, in quanto la comunità esisteva da molto tempo, forse si trattava di una chiesetta non consacrata o in uno stato deplorevole e per questo trascurata dai visitatori vescovili, e però ancora una volta Tuenetto sembra essere poco più di un maso.

Per dare un'idea della vita nella Pieve sul finire di questo secolo si riporta il documento datato 10 novembre 1591 col quale le comunità di Segno, Torra, Vion, Mollaro e Tuenetto strinsero una convenzione riguardante la manutenzione della via imperiale che si deve tener agibile sia d’inverno che d’estate, con l’obbligo di sistemare un “pigagno” (ponte di tronchi) per i passanti; le comunità potranno tagliare il legname necessario per il detto ponte nei “gazi” là esistenti. Si tratta del documento più antico dell'ex-archivio comunale di Tuenetto oggi conservato presso la Biblioteca comunale di Taio.

A Bernardo Cles, successero i quattro vescovi Madruzzo il primo dei quali, Cristoforo, da poco eletto cardinale, profuse ogni energia per accogliere i legati papali del celebre Concilio tridentino inaugurato nel 1545 che si svolse in tre fasi e terminò nel 1563. Sotto il governo di Carlo Gaudenzio (terzo dei vescovi Madruzzo) nel 1614, a Coredo venne incarcerata Anna Portolana di Toss detta «Thuenetta» vittima del clima culturale che produsse la caccia alle streghe e il cui soprannome forse ne indica la provenienza.

Il 10 giugno 1645 nacque a Segno Eusebio Francesco Chini missionario gesuita tra il Messico e gli Stati Uniti. Per la sua attività scientifica in campo cartografico e astronomico è riconosciuto come uno dei padri dell’Arizona ed è presente nel Famedio di Washington (unico tirolese di lingua italiana). Come missionario fondò più di venti missioni tra il Messico e gli Stati Uniti palesando notevole capacità nel realizzare una relazione dignitosa fra i popoli indigeni e l'istituzione religiosa che rappresentava. Morì a Magdalena de Kino (Messico) il 15 marzo 1711.
Per approfondire vedasi il sito dedicato.

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La mappa rivela la frammentazione amministrativa del territorio noneso; Tuenetto è un'enclave appartenente ai Thun di Castel Bragher.
(Tratto da: https://www.tirol.gv.at/it/)

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Palazzo Nero a Coredo sede del processo alle streghe

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Il Settecento

Il settecento si contraddistingue per la guerra di successione spagnola che aveva implicato i maggiori stati europei e che coinvolse nel 1703 anche la città di Trento. Nel settembre di quell’anno sotto il vescovato Giovanni Michele Spaur, la città fu sottoposta all’assedio del generale Vendôme.
Nel 1740 al trono d’Austria e Ungheria sale Maria Teresa. L’era teresiana ebbe un’importanza centrale per il Principato Vescovile. Durante il suo regno e quello del suo successore Giuseppe II, vi furono importanti cambiamenti. In questo il Principato di Trento conservò la sua autonomia. Novità importante introdotta dalla sovrana d’Austria fu il Catasto (il noto Catasto teresiano), un censimento di tutte le proprietà fondiarie, che ammodernò lo stato, convincendo i sudditi a contribuire secondo il dovuto e togliendo ingiusti privilegi feudali. Accolta all’inizio con disappunto da parte delle comunità locali, altra riforma di grande rilevanza fu quella scolastica. Questa innovazione fu quella che diede più lustro alla sovrana; emanato nel 1774 questo provvedimento doveva garantire a tutti la capacità di leggere, scrivere e far di conto. Le conseguenze della riforma sono ben documentate anche nella Pieve di Torra in quanto ogni piccolo paese ebbe la sua scuola (ad esclusione di Vion e Tuenetto aggregati rispettivamente a Torra e Mollaro).

L'episcopato di Pietro Vigilio Thun, eletto nel 1776, si conclude con la secolarizzazione del Principato (1803). Nonostante l'azione ammodernatrice da lui avviata (compresa la riscrittura dello Statuto di Trento di epoca clesiana, compilato da Francesco Vigilio Barbacovi di Taio, ma mai attuato), il principato vescovile di Trento, dopo quasi 800 anni di storia si avviò al tramonto. In quell'epoca si ampliò la chiesa di san Rocco a Tuenetto aggiungendovi il coro, ad opera del «maestro muraro Sisinnio Rossi» di Piano di Sanzeno che iniziò i lavori il 22 aprile 1765. L'allora Principe Vesvovo Cristoforo Sizzo concesse 40 giorni d'indulgenza a tutti coloro che visitavano la chiesa nel giorno del patrocinio (16 agosto), tutte le feste dedicate a Maria e il secondo giorno delle rogazioni.
Un'importante atto per Tuenetto fu sottoscritto con le frazioni di Mollaro e Dardine nel 1758 col quale fu frazionato il 4° colomello costituito nella carta di Regola del 1513; ciascuna frazione ebbe la sua parte delle proprietà comuni.

Fine del Principato Vescovile

La guerra europea scatenata dalla rivoluzione francese investì il Principato e con esso anche la Valle di Non. Nei pochi anni a cavallo tra il XVIII e XIX secolo accaddero avvenimenti tanto repentini quanto capovolgenti. Nel settembre 1796 l’occupazione francese del Trentino, dal 12 novembre di quello stesso anno fino al 29 gennaio 1797 il Trentino è soggetto all’occupazione austriaca; dal 30 gennaio al 10 aprile 1797 ritorna ancora l’occupazione francese; sono mesi convulsi e dal 10 aprile 1797 al 6 gennaio 1801 il territorio trentino è di nuovo sotto l’occupazione austriaca per ritornare dal 7 gennaio al 17 aprile 1801 nuovamente sotto i francesi; dal 18 aprile 1801 al 5 novembre 1802 il Trentino venne affidato dai francesi ad una reggenza Capitolare, alla quale posero fine le truppe di casa d’Austria e dal 6 novembre 1802 e fino al 25 dicembre 1805, il Trentino passa sotto l’imperatore Francesco I; frattanto il 4 febbraio 1803, fu sancita la secolarizzazione del Principato Vescovile che fu annesso all’Austria e unito alla provincia del Tirolo; con la Pace di Presburgo (l’attuale Bratislava capitale della Slovacchia) del 26 dicembre 1805 il Tirolo con il Principato di Trento è annesso al Regno di Baviera.
Il Trentino dovette affrontare tre anni di amministrazione fortemente centralizzata sul modello francese. La soppressione degli antichi diritti gelosamente custoditi per secoli, la sottomissione della Chiesa allo stato, la coscrizione militare, operate dal governo filo-napoleonico bavarese, scatenò la sollevazione popolare. A capo di questa rivolta fu Andreas Hofer detto il General Barbón. Fu una sommossa che coinvolse tutte le valli sia trentine che altoatesine. Andreas Hofer ebbe un forte legame anche con la Valle di Non; nel 1809 nel culmine della rivolta venne di persona in Valle per verificare la situazione politico-militare. Passò da Revò dove incontrò i rappresentanti dei comuni delle valli del Noce, passò poi a Cles sempre accolto con tutti gli onori col suono delle campane a festa.
Dopo alterne vicende, abbandonato persino dagli Asburgo, Hofer finì prigioniero e scortato a Mantova dinanzi al tribunale militare e il 20 febbraio 1810 fu condotto davanti al plotone di esecuzione. I funerali furono celebrati nella chiesa mantovana di San Michele e sepolto nel vicino cimitero. La salma di Andreas Hofer fu in seguito trafugata e sepolta dal 1823 nella Hofkirche a Innsbruck.

Il 28 febbraio 1810 la Baviera cede il Trentino (Tirolo meridionale) a Napoleone che lo unisce al Regno Italico (Trattato di Parigi) e il 20 febbraio dello stesso anno muore a Mantova Andreas Hofer l’eroe tirolese; nel 1814 l’Austria ottiene l’annessione del Tirolo ed anche l’ex Principato di Trento viene a far parte della Contea del Tirolo.

Il potere vescovile che si era protratto fino al 1803 declinò definitivamente quando Napoleone sancì la secolarizzazione dei territori governati dalle autorità ecclesiastiche. Nel descrivere quest’epoca tutti gli studiosi che si sono occupati di storia anaune, sono concordi nell’affermare che nonostante un oggettivo miglioramento dell’organizzazione amministrativa del territorio, il malcontento popolare era divenuto insopportabile. Nel 1802 il 26 di marzo in piena epoca napoleonica Simone Melchiori, regolano di Tuenetto risulta tra i firmatari di una petizione contro i comportamenti dei "sbirri" (uomini armati che vessavano la popolazione in quegli anni burrascosi). A parte la curiosità per il piccolo fatto, c'è da notare che Tuenetto continuò a mantenere la continuità della vicinia che risaliva come minimo al 1300 e che durò di fatto fino alla abolizione delle Regole.
Nel 1804 il territorio trentino fu suddiviso in due Circoli: Trento e Rovereto. La Valle di Non era soggetta a quello di Trento che comprendeva 24 distretti amministrativi, tra i quali v'era il Giudizio di Thun, Tuenetto e Masi di Vigo.

Sconfitta la rivolta hoferiana con la stipula della Pace di Schönbrunn il 14 ottobre 1809, l’Austria cedette a Napoleone il Tirolo che vide la sua annessione al Regno italico formando il dipartimento dell'Alto Adige. Questo fu diviso in cinque distretti: Trento, Cles, Bolzano, Rovereto e Riva. I distretti furono a loro volta suddivisi in 20 cantoni. Il distretto di Cles fu ripartito in sei cantoni: Denno, Spormaggiore, Coredo, Vigo, Taio e Torra. Il municipio di Torra contava 1.516 abitanti e riuniva otto comuni Segno, Vion, Tuenetto, Mollaro, Priò, Vervò, Dardine e appunto Torra. Una nota compilata dall'Intendenza di Finanza di Trento nel 1810 in base ai dati statistici circa il consumo e il commercio forniti dai sindaci del Dipartimento dell'Alto Adige diceva: «Al cantone di Denno con 9.431 abitanti, si calcola un reddito complessivo di Lire 7.010 osservando che il comune di Denno capoluogo di discreto commercio e passaggio rende Lire 5.106, cioè Lire 2 per abitante, mentre le altre comuni rimangono fuori di strada e conseguentemente l'esercizio de' dazi è di tenue entità. I comuni dipendenti erano Spormaggiore, Coredo, Vigo con i Masi, Taio e Torra».
Se l’età napoleonica ebbe il merito di ammodernare il regime precedente, tuttavia anche il sistema centralistico del Regno, irriguardoso della tradizione locale fu poco gradito dalla popolazione in particolare per la rigida fusione dei comuni e la perdita di ogni loro potestà decisionale.

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Regno d'Italia, Dipartimento dell'Alto Adige
Distretto II Cantone di Denno, Comune di Torra

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I distretti amministrativi impostati dal Governo bavarese
(Tratto da: Lia de Finis, Percorsi di storia trentina - pag. 196)

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12 febbraio 1818 Nomina d'un attuario

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Felice Melchiori (1934-1923) fu sindaco di Tuenetto nella seconda metà dell'800

L'Impero Asburgico

Nel 1815, in seguito alle disastrose sconfitte di Napoleone, l'Austria tornò a esercitare il potere esecutivo sul territorio trentino riunendolo in un’unica provincia denominata Tirolo (Land Tirol) con sede in Innsbruck.
Non si hanno documenti specifici sulla condizione del paese di Tuenetto in quegli anni, e tuttavia è vivissimo nella cultura popolare il ricordo della drammatica carestia che nel 1816 colpì tutto il mondo, segno che anche nella Pieve si patirono le conseguenze di quella catastrofe che viene ricordata come l'an de la fam che portò con sé anche una grave epidemia di tifo petecchiale negli anni 1816 e 1817.
La provincia tirolese fu suddivisa in capitanati due dei quali nel Trentino (Trento e Rovereto). Il nuovo ordinamento prevedeva una Dieta che era composta di 52 membri eletti sulla base degli ordini sociali e cioè clero, nobiltà, cittadini e contadini (al Trentino spettavano tre rappresentanti del clero, due per le città, due per i contadini; la nobiltà eleggeva i propri deputati senza riferimento al territorio). I capitanati erano suddivisi a loro volta in 14 giudizi distrettuali.
Nel 1819 furono riordinate le competenze comunali (il nuovo regolamento prevedeva tra l’altro la ricostituzione di 384 comuni che erano stati ridotti a 110 durante l’epoca napoleonica). In particolare furono previste tre categorie di comuni: i comuni di campagna, le città minori e le città maggiori.
La Sovrana risoluzione del 20 gennaio 1824 sanciva la suddivisione delle valli di Non e di Sole nei quattro Giudizi distrettuali di Malé, Cles, Fondo e Mezzolombardo. Tuenetto e tutti i villaggi della Pieve di Torra, con l'intera bassa Val di Non furono assegnati al distretto di Mezzolombardo.
La tenuta dei registri di stato civile affidata al tempo del governo bavarese e mantenuta dal Regno Italico ai comuni, fu restituita alle parrocchie.
Come detto vi fu la ricostituzione di diversi comuni soppressi durante il periodo napoleonico tra i quali anche quello di Tuenetto. Il primo capo comune che la nostra ricerca ha rilevato è Pietro Melchiori che in data 12 febbraio 1818 fu convocato per nominare un attuario (sorta di segretario comunale che teneva i conti) per i comuni della Pieve di Torra.


12 febbraio 1818 Nomina d'un attuario


Nel 1849 ricopriva la carica di capo comune di Tuenetto Giovanni Frasnelli che per quest’ufficio percepiva 28 fiorini annuali.
Durante quegli anni oltre alla consueta gestione dei beni comuni, la manutenzione delle strade, il comune di Tuenetto dovette gestire anche la salute pubblica per via delle ricorrenti epidemie di vaiolo, scarlattina e soprattutto di colera che tante morti provocò in tutto il Trentino nelle due ondate del 1836 e del 1855. A tal proposito a Tuenetto nel secondo contagio si ammalarono 9 persone: 6 guarirono e tre dovettero soccombere al male. Fu secondo solo a Vervò che pagò a carissimo prezzo il passaggio del morbo colerico registrando, in poco più di un mese, ben 74 decessi.


Le epidemie di colera del 1836 e del 1855


A guidare la comunità di Tuenetto durante tutta la seconda metà dell’ottocento fu Melchiori Felice maestro elementare e stimato amministratore anche di altri comuni. Durante il suo lungo mandato si trovò a gestire importanti congiunture che interessarono il territorio comunale come ad esempio l’insediamento della Miniera san Romedio.



Per gli anni che hanno visto Tuenetto e la Pieve di Torra nel contesto della grande guerra, della dittatura fascista e della seconda guerra mondiale rimandiamo al capitolo «Le due guerre mondiali».