Tradizioni famigliari
a) IL BATTESIMO – Oggi per fortuna nel periodo della gestazione la donna è protetta con ogni riguardo sia dal punto di vista medico che da quello umano. Visite ginecologiche, ecografie fetali, corsi preparto scandiscono la gravidanza delle mamme del nostro tempo. Pur avendo perso il suo significato sacramentale il battesimo è ancora una di quelle tradizioni che rimangono salde nei costumi del paese ed è divenuto un’ulteriore occasione di festa della famiglia con lauti pranzi, ricchi regali al neonato o neonata eccetera. Una volta la gravidanza era quasi ignorata dalla famiglia e finanche dal marito e la donna incinta continuava la sua vita abituale fino alla nascita del bambino. Il parto era assistito dalla comare, la levatrice.
Il battesimo avveniva al massimo dopo pochi giorni (comunque entro otto) perché forte era il pericolo di mortalità infantile. In genere il neonato veniva accompagnato in chiesa dal padre, dai padrini e dai parenti, spesso dalla levatrice. Ne seguiva, ma non sempre, un festeggiamento semplice e molto parco, in casa alla presenza del padrino e della madrina.
La madre prima di entrare in chiesa doveva "purificarsi"; una donna che partoriva, subiva una sorta di quarantena dopo il parto e doveva rispettare diverse restrizioni: non mangiare carne, non avere rapporti sessuali, uscire di casa il meno possibile, ed altre ancora. Ciò perché si riteneva peccato l'amore coniugale. La pratica della purificazione delle donne nella Chiesa è oggi sostituita con una semplice benedizione, al termine del rito del battesimo, allo scopo di ringraziare Dio della maternità.

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21 marzo 1929 - Prima Comunione di Melchiori Silvio dei «biani»

b) LA PRIMA COMUNIONE E LA CRESIMA – La «Prima comunione» fino alla metà del secolo scorso, veniva amministrato il giovedì santo alla mattina presto. I comunicandi in quell’occasione indossavano un vestito migliore del solito, magari preso a prestito. Dai ricordi degli anziani di Mollaro, abbiamo saputo che al termine del rito, i bambini che avevano ricevuto Gesù nell’Eucarestia andavano in canonica dove il parroco offriva loro del latte con cacao e una ciambella, una colazione da ricchi! Tutto qui nient’altro nessun festeggiamento, nessun regalo e non di rado la giornata continuava nei campi o nella stalla. Raramente, perché non c’erano soldi, il fotografo ambulante ritraeva il comunicando. Oggidì la «Prima Comunione» viene festeggiata sia con cerimonia speciale in chiesa, sia con un vestito nuovo e un ricco pranzo e con regali. L’aspetto religioso è ancora sufficientemente garantito seppur in misura minore rispetto al passato. La catechesi ai bambini comunicandi, un tempo tenuta dal parroco, oggi è svolta dalle mamme. Più solenne la Cresima soprattutto per la presenza del Vescovo. La chiesa per quell’occasione è addobbata a festa, il Vescovo è accolto con archi e alla presenza delle autorità con i Vigili del fuoco in uniforme. Non sempre i ragazzi dei nostri paesi ricevevano questo sacramento in parrocchia, taluni dovevano recarsi in altra chiesa. Questo sacramento era atteso dai cresimandi con un po’ d’apprensione per via delle domande di religione che gli sarebbero state rivolte e per il pastècum (Pax tecum), ovvero lo schiaffetto che il presule avrebbe loro affibbiato.

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Tiro della corda al passaggio degli sposi

c) IL MATRIMONIO - Al giorno d’oggi, discorrere di unioni civili, matrimonio tra persone dello stesso sesso è diventato normale. Il matrimonio è sempre meno un’unione religiosa e si dà molto peso alla festa di nozze piuttosto che alla grazia di Dio concessa attraverso il sacramento del rito nuziale. Alla festa non deve mai mancare un ricco pranzo al ristorante, il sontuoso vestito della sposa, costose bomboniere e partecipazioni alle nozze, una ripresa cinematografica che catturi i momenti salienti dell’evento. Il viaggio di nozze è spesso programmato all’estero di frequente al di là dell’oceano.
“Hanno fatto promessa di matrimonio il tale e la tal’altra… chi sapesse di ecclesiastici o civili impedimenti ha il dovere di manifestarlo in canonica”. Con questa formula il parroco “el tréva zó i spósi dal pùlpit” ovvero faceva le pubblicazioni di matrimonio. Fino ai primi anni del '900 era obbligo del padre o dei fratelli di preparare una dota per la figlia che si maritava. Ben poco è rimasto di queste tradizioni di un tempo quando si “menava la spósa a ferarse” (condurre la sposa ad acquistare l’anello) e i matrimoni avvenivano al mattino presto, gli invitati erano pochi, non c’erano fotografi, e ci si limitava a qualche fetta di pane con affettato al posto del banchetto. Il viaggio di nozze durava perlopiù un giorno, e si distingueva chi arrivava a Venezia. Le famiglia della sposa provvedeva a munire la figlia di una dote, il corredo necessario per dare inizio ad una nuova famiglia. Quando due giovani convolavano a nozze, era usanza offrire ai vicini e ai parenti e amici il “brazzedèl” ciambella che una volta era detta “ségn de nozze”. I bambini, con l’intento di guadagnare qualche spicciolo, tiravano una corda al passaggio degli sposi di ritorno dalla chiesa. Un’altra usanza molto rischiosa (che provocò diversi gravi incidenti anche a Tuenetto) consisteva nel festeggiare un’unione con gli spari del mortaretto (mortàl): si pigiava della polvere da sparo in un tubo di ferro (operazione rischiosissima in quanto in caso di inaspettata scintilla lo scoppio conseguente feriva gravemente o addirittura ne provocava la morte del preparatore) poi mediante una miccia veniva fatto esplodere.

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Funerale a Tuenetto: il defunto veniva accompagnato in chiesa e al camposanto in processione preceduto dall'apposito confalone

d) L’UNZIONE DEGLI INFERMI E IL FUNERALE – L’unzione degli infermi, nelle modalità di un tempo, è oggi decisamente in disuso. Sopravvive in forme perlopiù collettive (nelle case di riposo o negli ospedali in occasione di ricorrenze dedicate ai malati come ad esempio l’11 febbraio). Una volta, quando in paese qualcuno era in punto di morte, la gente si radunava in chiesa per pregare per impetrare la salute dell’ammalato. Non si hanno ricordi diretti di questa tradizione e tuttavia la si conosce dai numerosi racconti dei più anziani. Il parroco si recava dall’ammalato a portare il viatico (l’òio sant). Quando qualcuno moriva il sacrestano el sonava fòra il defunto: la campana con il timbro più grave veniva fatta suonare per tre volte se si trattava di un uomo e due volte per una donna. La bara era preparata dal falegname del posto[17]. La recita del rosario in suffragio del defunto è una pia consuetudine che si tiene anche al giorno d’oggi, mentre l’adempienza di esporre l’annuncio di morte, è un uso abbastanza recente. La stampa delle memorie ovvero dei biglietti-ricordo del defunto, sono un'usanza che risale ai tempi più recenti anche perchè dapprima era prerogativa delle persone più abbienti. Le corone di fiori che oggi addobbano la bara di ogni estinto, una volta erano confezionate in casa, ma non sempre. Per le ghirlande si usavano rametti di nasso e qualche fiore dell’orto o dei campi. L’obito era di solito accompagnata dal coro che cantava il Miserere e ”In paradisum” un canto profondamente suggestivo che veniva intonato all’uscita del feretro dalla chiesa. Molte volte i famigliari del morto portavano il lutto al braccio per circa un anno; la fascia nera fu sostituita da un nastrino nero sul risvolto della giacca, ma oggi questa consuetudine è del tutto scomparsa. Attualmente l’evento della morte è vissuto in modo del tutto diverso rispetto ad un tempo e tuttavia è forse la circostanza che più conserva molte usanze del passato.

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Prima Comunione a Mollaro: don Giuseppe Betta tra i maestri Zadra Giacomina e Beniamino Brugnara

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e con il parroco don Giovanni de Francesco

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Matrimonio a Tuenetto, Dorina Melchiori portata all'altare dal padre Emilio (sposo Marino Paoli)

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Matrimonio di Iole Melchiori (sposo Albino Angeli) accompagnata dal papà Francesco (Franz dei frìgoi)